Ammonire i peccatori è la terza opera di misericordia spirituale.
Siamo tutti peccatori. Il vangelo ci propone la parabola del fariseo e del pubblicano.
Il fariseo, in piedi, pregava: “grazie Dio perché non sono come gli altri, tutti peccatori. Io sono diverso”. Il pubblicano, si batte il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me: sono un povero peccatore!” Sono tutti e due peccatori: il pubblicano, che sa di esserlo, si riconosce come tale e ritorna a casa perdonato; il fariseo è peccatore perché ha la presunzione di essere giusto, giudica gli altri ma non ha la capacità di giudicare se stesso e quindi di pentirsi e convertirsi.

Continuiamo la riflessione sulle opere di misericordia spirituale.
Perdonare le offese: è l’opera di misericordia più difficile, certo anche la più cristiana. Non più: “occhio per occhio… “ ma con Gesù, la novità: ”Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli l’altra...” Come nel Padre Nostro chiediamo che il Padre non ci perdoni i torti che facciamo a lui, se non perdoniamo quelli dei nostri fratelli.
Perdonare non significa non sentire disagio, sofferenza, fastidio, ribellione per le offese ricevute, soprattutto quando sono infondate, gratuite, ingiuste. Neppure il Signore può chiedere di annullare la natura, la sensibilità, le difese istintive.

Abbiamo iniziato l’anno giubilare ricevendo nelle nostre case durante gli auguri della Chiara stella, l’elenco della opere di misericordia: sette corporali e sette spirituali.
La sesta opera spirituale ci invita a “Sopportare pazientemente le persone moleste”.
In un tempo come il nostro in cui, giustamente, si può perfino denunciare una persona per ‘molestie’ non solo sessuali ma anche per tutto ciò che mette in difficoltà e crea disagio, quest’opera di misericordia potrà apparire fuori moda e perfino inopportuna e ingiusta. Una persona che ci complichi la vita e non smette di infastidire gli altri andrebbe ripresa e persino bloccata.
La sfida difficile che ci pone il vangelo è quella di cercare di comprendere con una intelligenza del cuore capace di andare oltre ciò che si percepisce

“In questa sosta che la rinfranca” Questo sarà il tema del prossimo anno pastorale nella nostra Chiesa. La riscoperta delle “perle preziose” di cui godiamo nel cammino della nostra comunità: la vicinanza, la convivenza, l’accoglienza, la promozione della dignità di ogni persona che incontriamo nel nostro cammino, è motivo di gratitudine e gioia per tutto quello che riceviamo. Vogliamo confermare il nostro essere assieme con la tradizionale sagra “paesana”. Per chi si dona durante tutto l’anno per unire, promuovere l’incontro e la formazione umana e cristiana della comunità è naturale mantenere la tradizione e proporre questo momento di festa e di incontro.

“Ossia l’attitudine a condividere i beni della vita. La convivialità è un termometro sicuro per misurare la salute dei rapporti: se in famiglia c’è qualcosa che non va, o qualche ferita nascosta, a tavola si capisce subito. Una famiglia che non mangia quasi mai insieme, o in cui a tavola non si parla ma si guarda la televisione, o lo smartphone, è una famiglia “poco famiglia”.
Quando i figli a tavola sono attaccati al computer, al telefonino e non si ascoltano fra loro, questo non è famiglia, è un pensionato.
Il Cristianesimo ha una speciale vocazione alla convivialità, tutti lo sanno.

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