Dopo la pausa estiva iniziano le attività del nuovo anno pastorale, si moltiplicano le riunioni e gli incontri dei consigli pastorali e dei diversi gruppi che animano le attività delle parrocchie.
Non è facile ricominciare. Ci può prendere l’ ansia del cammino sempre nuovo, del futuro che ci aspetta. Propongo a me e a tutti alcune riflessioni di papa Francesco sul tema: “educare alla Speranza”.
“Pensa, lì dove Dio ti ha seminato, spera! Sempre spera.

Di fronte al crollo della natalità, alla diminuzione del numero di matrimoni, alla crescente paura del “per sempre” che incombe sui nostri giovani arriva la proposta del papa per l’incontro delle famiglie con il tema: “Il Vangelo della famiglia; gioia per il mondo.” Il papa pone una domanda: il Vangelo continua ad essere gioia per il mondo? E, ancora la famiglia continua ad essere buona notizia per il mondo di oggi? Io sono certo di sì.
E questo sì è saldamente fondato sul disegno di Dio”. Parlare di gioia “con” e “per” la famiglia non significa negare i problemi, non vuol fingere che tutta la vita familiare sia colorata di rosa. Si tratta di valorizzare tutta la vita quotidiana delle famiglie con le luci e le ombre, in una prospettiva di fede.

Veramente l’iniziazione cristiana dei nostri bambini e ragazzi è divenuta riscoperta della fede per tutta la comunità: i catechisti, gli accompagnatori dei genitori, i genitori con tutta la famiglia, i nonni.
Anche i membri della comunità hanno partecipato alle celebrazioni animate dai gruppi di catechesi-iniziazione, alle celebrazioni delle ‘consegne’ dei segni, simboli della fede cristiana o sono stati coinvolti dalla celebrazione dei sacramenti.

Ammonire i peccatori è la terza opera di misericordia spirituale.
Siamo tutti peccatori. Il vangelo ci propone la parabola del fariseo e del pubblicano.
Il fariseo, in piedi, pregava: “grazie Dio perché non sono come gli altri, tutti peccatori. Io sono diverso”. Il pubblicano, si batte il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me: sono un povero peccatore!” Sono tutti e due peccatori: il pubblicano, che sa di esserlo, si riconosce come tale e ritorna a casa perdonato; il fariseo è peccatore perché ha la presunzione di essere giusto, giudica gli altri ma non ha la capacità di giudicare se stesso e quindi di pentirsi e convertirsi.

Continuiamo la riflessione sulle opere di misericordia spirituale.
Perdonare le offese: è l’opera di misericordia più difficile, certo anche la più cristiana. Non più: “occhio per occhio… “ ma con Gesù, la novità: ”Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli l’altra...” Come nel Padre Nostro chiediamo che il Padre non ci perdoni i torti che facciamo a lui, se non perdoniamo quelli dei nostri fratelli.
Perdonare non significa non sentire disagio, sofferenza, fastidio, ribellione per le offese ricevute, soprattutto quando sono infondate, gratuite, ingiuste. Neppure il Signore può chiedere di annullare la natura, la sensibilità, le difese istintive.

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