Non possiamo crescere da soli, ma abbiamo bisogno di accogliere ogni giorno le offerte di vita che ci vengono fatte dalle altre creature. Diverse ambiguità sono presenti in questa affermazione.

Potrebbe sembrare, che i rapporti personali, una volta stabiliti operino automaticamente la crescita di una persona. In realtà non è così.

Non ogni genitore, ad esempio fa crescere i figli in modo armonico e completo,

né ogni educatore trasmette i suoi ideali autentici agli alunni. Non ogni coniuge è sempre per l’altro stimolo reale di vita, né ogni amico è arricchimento di esistenza. Abitualmente viene addotta come ragione di questo fatto l’insufficienza degli educatori, l’egoismo dei genitori, la possessività degli amici, l’infedeltà dei coniugi.

Molte volte queste accuse sono giuste, ma non sempre.

C’è un male più generale che coinvolge tutti e che potremmo chiamare: la superficialità dei nostri rapporti, la pigrizia della nostra crescita, le resistenze che poniamo alla presenza degli altri.

Può diventare lo stile di tutta una società il clima abituale di intere generazioni.

La natura non insegna ad amare che in modo rudimentale; quel tanto che basta per sopravvivere. Spesso poi vi sono cambiamenti culturali che rendono più difficili i rapporti e richiedono perciò nuovi stili di vita.

Così si capisce come sia possibile che anche oggi, dopo le numerose invenzioni di amore che la storia umana ha registrato, si trovino generazioni, o gruppi di persone che stabiliscono rapporti molto superficiali.

La maggioranza di noi passa accanto agli altri senza incontrare veramente nessuno o molto pochi.

E non sempre per cattiva volontà, ma perché non hanno mai avuto occasione di imparare ad entrare nella vita degli altri con delicatezza e meraviglia.

Gesù un giorno disse che solo aumentando l’atteggiamento dei poveri nello spirito si può entrare nel regno e costoro sanno spalancare gli occhi di fronte alla novità, puntare l’attenzione totale quando un oggetto di interesse li colpisce, si affidano senza riserve quando si incontrano chi suscita la loro fiducia. Spesso non entriamo nel regno della vita perché crediamo di conoscere già le persone che ci sono vicine. Non siamo sufficientemente pazienti per seguire le tappe della crescita di una persona.

Fissiamo per sempre gli altri nei nostri schemi e li inquadriamo nelle cornici delle nostre prime impressioni.

Proviamo ad accogliere la presenza di coloro che incontreremo come una nuova possibilità.

Forse fare un passo in avanti nella loro comprensione e la vita sarà più feconda.


Don Gilberto

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