Ma Dio mi ascolta? « Per tanto tempo ho chiesto a me stessa se qualcuno “al di là“ ascolta le mie preghiere o il mio lamento; se qualcuno accoglie le mie speranze. . . alla fine mi sono ritrovata sola. Mi sono persuasa che si trattava unicamente del bisogno di amare qualcuno e di essere amata. Ora “prego“ soltanto il mio ragazzo di volermi bene » (VALERIA, estetista) « Il mio professore di filosofia ha detto che la preghiera è un bisogno umano, che si potrebbe anche chiamare diversamente. Quello che conta è che “al di là“ nessuno ascolta, non c’è interlocutore; la risposta ce la diamo da soli, Dio non è che la proiezione del mio io. È stata una mazzata. Mi sono quasi vergognato di aver pregato (GIANNI, 4° liceo) Sono molti a pensarla così, e non solo i filosofi.

Ma le cose vanno proprio così? Mi vengono in mente le parole della Lettera di Giacomo (1,5): « Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare.

. . » c’è una risposta ai perché della vita che l’uomo non può darsi da solo; ed essa arriva al di là della sua logica e dei suoi ragionamenti. È una sapienza che, secondo la Bibbia, è donata dal Signore e che è bene ricercare fin dalla giovinezza.

Ci sono situazioni che solo in un rapporto con Dio si possono comprendere e accettare.

Si pensi al dolore.

Ci sono gioia che se non comunicano con la fonte della gioia si inquinano presto.

Bisogna diffidare di una preghiera facile e tutta sentimento. Quella autentica non è solo legata allo spontaneismo o alle forti emozioni. Non basta pregare quando ho voglia o quando mi sento in forma: in fondo ascolterei solo me stesso. Anche a 15-17 anni molti credono di pregare, ma in ultima analisi aggiungono un atteggiamento narcisistico in più alla loro vita.

Qui preghiamo della preghiera seria, quella che si fa coscienza del proprio limite, che si fa continua nella ricerca, e umile fino a mettersi in ginocchio.

Ebbene questa preghiera ha per interlocutore quel Dio che Gesù ha chiamato Padre.

È come dire che quando l’uomo prega è familiare di Dio.

Più che essere noi a fare la preghiera è la preghiera che “ci fa“.

Vi sono dei giorni nei quali diventa pesante il pregare, per tutti, è lì che dobbiamo imparare a offrire il nostro corpo, poichè la nostra presenza attesta il nostro desiderio, anche se in quel momento non lo sappiamo realizzare. È importante credere nella presenza di Cristo in noi, anche se non ne sentiamo alcuna risonanza sensibile.

C’è un valore nella preghiera che sorpassa i nostri stati d’animo, le nostre stanchezza ed oppressione: è la fedeltà all’appuntamento con il Dio che è Padre e Amico.

Quando pregate dite . . . PADRE ! Abbiamo imparato le preghiere. . . forse non abbiamo ancora imparato a pregare! don Gilberto


"niente paura"


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