Era il motivo di una canzone per bambini e ragazzi che ho imparato e insegnato tanti anni fa.

Mi guardo attorno, ad anno iniziato e mi chiedo: ma io? sono felice di vivere e di esistere? Ci sono tanti motivi che appesantiscono la vita, io vi racconto quelli che appesantiscono il mio cuore, la mia mente e le mie spalle: – vedere che il mondo in cui vivo fa fatica a costruire bontà e positività (povero illuso, io); – vedere che la chiesa, di cui sono parte, sempre più con difficoltà diventa interprete di situazioni nuove, di realtà complicate, di fatiche personali e familiari, di richieste, di problematiche che non esigono solo soluzioni di principio o richiami a valori eterni ma vicinanza, comprensione, misericordia, condivisione, e questo purtroppo non sempre si è in grado di offrire; – vedere che le singole persone esaltano i singoli momenti di festa, tirano fuori l’euforia eccelsa e i grandi paroloni nelle occasioni ma poi la quotidianità diventa lotta a volte spietata sul basso terreno della rivalità, della gelosia, del pettegolezzo, dell’arrivismo o dell’esibizionismo.

Sono felice di vivere? In un mondo così, a volte (spesso) no! Ma qualcuno mi ha detto che questa è la realtà, dove vivi tu? « Cosa pensi che sia la vita di tutti? Sei tu che sei un povero ingenuotto e un povero sognatore!! ».

Già, forse è proprio vero. Non sono proprio cresciuto.

Spero sempre, meglio mi illudo che la gente una mattina si svegli e capisca che è meglio sorridere e darsi un bacio piuttosto che non guardarsi neanche in faccia; capisca che è meglio agevolarsi nel lavoro piuttosto che creare un clima di rivalità per valere di più; capisca che fa star bene tutti se la mia gentilezza è fatta con il cuore e non per convenienza per convenzione. . .

Ebbene sì, sono un po’ illuso e forse anche deluso.

Credo nella vita bella, nella vita buona; credo nella bontà dell’anima, nella bontà dei cuori, credo nei gesti di generosità, credo che il messaggio di Gesù Cristo è bello e valido.

« Ama . . . e non fare agli altri quel che non vuoi sia fatto a te stesso ».

Credo che in tutti c’è una bontà di fondo, ma che non sempre sappiamo o vogliamo canalizzarla nel modo più adatto e più opportuno.

E per questo soffro. Soffro perché vedo i miei sbagli, soffro perché vedo che la nostra umanità invece di progredire spesso regredisce.

Ma tu Signore, ami questa umanità? Ami questa mia umanità? A un mese di inizio del nuovo anno, scopro che è proprio così.

Dio ama questo mondo e questa umanità.

E ogni giorno mi dice: fai anche tu la tua parte, anche se con fatica . . . solo questo puoi fare.

Chissà cosa sarò riuscito a fare di buono alla fine di questo anno nuovo . . . se volete darmi una mano il cammino sarà più gradevole . . . e siamo a febbraio.

don Gilberto

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