Molti a metà della vita si lamentano del fatto che la propria vita spirituale sia fallita.
Hanno l’impressione che la loro spiritualità sia stata rovesciata loro addosso dai genitori, dalla chiesa, dai religiosi.
Ora, essi si sentono come sgomenti. Dio sarebbe solo un’immaginazione.
Hanno utilizzato nella loro vita spirituale moltissima energia per mantenere tempi di silenzio, di preghiera, di meditazione magari. Ora sentono che tutto questo è una illusione. La traccia spirituale era essenziale per loro. Senza di essa non sarebbero sopravissuti. . . d’improvviso invece, non va più bene. Non riescono più a pregare: Dio è scomparso dal loro orizzonte, scivolato via tra le dita.
E questo li precipita in una crisi profonda. Si fa fatica a pregare e a meditare.
In una situazione così, aiuta spesso scoprire la traccia personalissima, sulla quale da bambini si è sperimentata la vicinanza di Dio, sulla quale da bambini ci si è sentiti bene.
Infatti, là dove io da bambino mi sono sentito in completa sintonia con me stesso e con il mondo, lì io ero anche unito a Dio. Questa è la traccia spirituale sulla quale ho incontrato Dio e l’ho trovato. Se io riscopro di nuovo questa traccia, anche la mia vita spirituale può di nuovo rifiorire.
Una signora da bambina ha sempre avuto l’impressione di dover stare attenta a tutto, altrimenti ci sarebbe stata lite tra lo zio e i genitori. « Spero che oggi non ci siano liti. Come posso fare perché tutto proceda liscio? » si chiedeva. Questa sensazione l’ha sovraccaricata per tutta la vita. È vissuta in tensione costante.
Quando le è stato chiesto dove da bambina si era sentita bene, ricordava di aver spesso scavato buchi nel fieno o nella paglia e di esservi infilata. Lì si sentiva veramente bene. Lì era protetta. Lì non la poteva raggiungere nessun conflitto. Lì nessuno poteva sgridarla. Lì era con sé stessa, in armonia con se stessa. Poi amava arrampicarsi su di un grosso tiglio che si trovava davanti a casa. Lì non la vedevano. Lì riusciva ad osservare tutto dall’alto. Lì si sentiva veramente libera.
I buchi e l’albero sono, da una parte simboli materni e hanno anche un significato religioso. Calarsi nei buchi può significare anche sperimentare Dio come luogo di protezione, trovarsi a casa con Dio, vivere nella casa e sotto la protezione di Dio.
Dio protegge questa signora dalla vicinanza minacciosa delle persone che vogliono sempre qualcosa da lei, che hanno aspettative esagerate. Non si tratta del Dio che lei deve soddisfare in tutto, ma è il Dio presso il quale essa è protetta, presso il quale lei può essere come è, protetta, libera, sicura e a casa. Questo “Dio del vuoto“ le donerà lo spazio nel quale può nascere di nuovo.
Anche noi spesso pensiamo di dovere delle prestazioni. Ci sforziamo di dimostrare qualcosa a noi stessi, agli altri, a Dio. Ecco l’albero è immagine della libertà che Dio garantisce.
Se io sono in Dio, allora io sono libero dal potere delle persone umane. Allora io non sono più consegnato alle loro aspettative. Ho preso distanza da loro. La donna ha bisogno di sperimentare che Dio la libera dal potere delle persone, che egli la pone su un’alta roccia.
Quando la donna riuscì a riflettere su queste due strade percorse da bambina, diventò viva.
Il lamento di essere sempre stanca si mutò in gioia interiore. Il suo volto irradiava questa gioia.
Ora aveva scoperto una strada. . . la gioia di esistere, la gioia per la propria vita, gioia per se stessa.
Chissà che qualcuno pensando a queste cose. . . non ritrovi la gioia dentro di sé!
Io glielo auguro, me lo auguro per quando sono o sarò triste


Don Gilberto
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