Sto leggendo un libro sul senso del limite e un capitolo tratta sulla necessità di riconoscere i limiti, soprattutto i propri. La riflessione parte facendo presente che molti genitori oggi hanno problemi a mettere dei limiti alle proprie creature.

È il motivo per cui molti bambini crescono senza limiti, non sanno affatto dov’è posto quel limite che non devono oltrepassare.

È importante dare ai figli limiti chiari, e quando si parla di limiti si intende « fare reciproca attenzione alla personalità e rispettarsi » (Rogge).

Molti genitori ed educatori hanno (abbiamo) difficoltà a porre dei limiti ai figli perché vogliono il meglio per loro. Spesso soffrono per il fatto che i propri genitori, a suo tempo, avevano posto loro dei limiti troppo ristretti che erano collegati a punizioni e minacce. È questo che vogliono risparmiare alle proprie creature, e per paura di far fare ai propri figli le medesime esperienze attraverso le quali sono passati loro, finiscono col non mettere praticamente alcun limite.

Ma agendo in tal modo, non fanno un favore né a se stessi né ai figli, perché questi ultimi non possono più scontrarsi, provare attrito con dei limiti che non ci sono.

L’attrito produce calore e dunque porre dei limiti è esattamente un segno d’amore.

Un’educazione che non ponga limiti non viene esperita dai ragazzi e dagli adulti come libertà e amore, bensì come indifferenza e “mancanza di interesse“, e per questo per i ragazzi rappresenta una pretesa eccessiva, uno stress, e li rende aggressivi. I bambini e i ragazzi a cui non vengono dati limiti si vedono costretti a fare sempre più stranezza per poter finalmente conoscere i limiti dei genitori.

I genitori che non mettono limiti vengono tirannizzati dai figli, ma, a un dato momento, i genitori ‘esplodono‘ e ciò rende ancora più insicuri i figli, perché questo fatto non produce chiarezza e loro non si sentono presi sul serio.

Alcuni genitori pongono dei limiti, ma non sono coerenti nel loro agire e si fanno manipolare dai figli che sanno come fare a “far cambiare opinione“ ai genitori.

Alcuni tengono in loro potere i genitori instillando in essi una cattiva coscienza, altri minacciandoli di fare una certa cosa, o accusandoli di non amarli. Chi pone dei limiti deve essere anche coerente, altrimenti i figli continueranno ad aggirare i confini.

Mi chiedevo e chiedo a voi: come fare per formare un sentimento di autostima, un sentimento di rispetto reciproco e di reciproca attenzione? Senza apparire fuori moda, senza temere le dispute, senza diventare autoritari.. .

È una problematica che mi è stata sottoposta ultimamente. . .

Nel tempo, mi sono convinto di una cosa, i figli non solo hanno bisogno ma vogliono genitori che dicano chiaro e tondo che cosa vogliono e poi, quando questo fatto è chiarito, possono anche lottare con loro. Vi siete mai chiesti perché i figli provocano continuamente? Limitarsi a parlare e dimostrare comprensione non paga sempre. I ragazzi vogliono sperimentare se stessi, entrare in attrito con i limiti della vita e assicurarsi dei loro genitori. Ciò esige dai genitori la disponibilità a confrontarsi e in caso di conflitto, a farsi qualificare come ‘fuori moda‘ e ‘stupidi‘. Quindi mi pare di poter dire che definire dei confini può essere salutare. . .

O no?. . .

A me fa pensare tutte le esperienze “off limits“ che mi vengono continuamente presentate. . . a voi non fa pensare? Auguro un buon mese di maggio!

don Gilberto

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