Una volta il clima del Natale faceva palpitare di attesa, di meraviglia e di stupore.
Dio che ha creato l’uomo e che si fa bambino, ora sembra non destare più interesse. L’irruzione del divino nella nostra vita lentamente per tanti giovani e adulti si va diradando nella memoria. Il Natale di Gesù è allietato dalla “tredicesima”, per chi la percepisce e da una giostra di regali,
troppe volte offerti per convenienza, con la speranza che ritornino con gli interessi. Se il mondo degli interessi materiali ci ha sottratto il senso pieno del Natale, ai cristiani compete il dovere di restituire a questo avvenimento il peso e la sua incidenza nella storia dell’umanità.
Ma qual è la strada per restituire lucentezza al Natale? È invocare da Dio il recupero delle virtù umane e spirituali di quelle persone che hanno vissuto da protagonisti questo straordinario avvenimento.
Per recuperare l’anima del Natale è necessario che oggi ogni discepolo di Cristo si riappropri dei sentimenti dei genitori di Gesù: l’attesa di un redentore, il desiderio di essere salvati.
È necessario portare nella propria anima lo stupore di questo evento ed irradiarlo con la propria testimonianza.
Il Natale non può rimanere il tempo dei “regali”, ma deve ricreare con la preghiera e la riflessione lo spazio affinché il “regalo”, cioè l’innesto della vita di Dio sul tronco rugoso della nostra esistenza, riscatti e dia senso a tutti gli altri regali.
C’è e viviamo tutti dentro il primato delle cose.
Le nostre comunità come preparano, celebrano e vivono l’evento natalizio? Una risposta precisa e completa è difficile, anche per il fatto che la fede autentica è sempre una realtà profonda e interiore: specialmente la gente semplice e umile vive le feste cristiane in modo vero e fruttuoso, ascoltando la Parola di Dio, nella preghiera, nella grazia dei sacramenti dell’eucarestia e della riconciliazione, con la carità genuina spirituale e materiale verso i fratelli più poveri.
Nelle nostre parrocchie si cura molto il CANTO (Messa di mezzanotte, concerti), si organizzano PROGETTI DI CARITÀ; poi c’è la classica RECITA fatta dai BAMBINI della SCUOLA MATERNA; . . .
Le nostre parrocchie generano ed educano alla fede i suoi figli, offrendo non semplicemente un luogo in cui si possano ritrovare persone affini per gusti e stili anche spirituali, ma i grandi doni di Dio affidati alla Chiesa.
Parrocchie ridotte a vetrine? È importante che verifichiamo di non sembrare anche noi vetrine di cose belle ma che possono occultare l’essenziale! Caro amico e cara amica, arriva sì il Natale. . . ma Natale di chi? A questo dovrebbe servire l’Avvento, capire un po’ di più!

Don Gilberto

"niente paura"


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