È una frase di Follereau, l'apostolo dei malati di lebbra, esprime con semplicità e chiarezza il dovere della solidarietà per promuovere la vita.
"Solidali per la vita" è il tema della 37 giornata per la vita che celebriamo in Italia il 1 febbraio.
Sentiamo il bisogno di approfondire e motivare il valore della vita perché minacciata dalle difficoltà del vivere che ci impediscono di coglierne la dignità e la bellezza.

Vi è nel nostro tempo la difficoltà della relazione umana accresciuta dalla crisi economica che attinge anche il nostro territorio toccando molte delle nostre famiglie. Ho ascoltato lo sfogo di un avvocato dicendo:"Sono aumentati considerevolmente i casi di divisioni familiari nel mio studio per motivi economici".
Cresce la paura e l'incertezza che non favoriscono la fiducia e l'amore alla vita.
Accogliamo il messaggio di speranza dei nostri vescovi in occasione della giornata della vita: "I bambini e gli anziani costruiscono il futuro dei popoli; i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l'esperienza e la saggezza della loro vita".
Queste parole ricordate da Papa Francesco sollecitano un rinnovato riconoscimento della persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo naturale termine. È l'invito a farci servitori di ciò che "è seminato nella debolezza" (1Cor 15,43), dei piccoli e degli anziani, e di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita. Quando una famiglia si apre ad accogliere una nuova creatura, sperimenta nella carne del proprio figlio "la forza rivoluzionaria della tenerezza e in quella casa risplende un bagliore nuovo non solo per la famiglia, ma per l'intera società.
Il preoccupante declino demografico che stiamo vivendo è segno che soffriamo l'eclissi di questa luce. Infatti, la denatalità avrà effetti devastanti sul futuro: i bambini che nascono oggi, sempre meno, si ritroveranno ad essere come la punta di una piramide sociale rovesciata, portando su di loro il peso schiacciante delle generazioni precedenti. Incalzante, dunque, diventa la domanda: che mondo lasceremo ai figli, ma anche a quali figli lasceremo il mondo? Il triste fenomeno dell'aborto è una delle cause di questa situazione, impedendo ogni anno a oltre centomila esseri umani di vedere la luce e di portare un prezioso contributo all'Italia... Il desiderio di avere un figlio è nobile e grande; è come un lievito che fa fermentare la nostra società, segnata dalla "cultura del benessere che ci anestetizza" e dalla crisi economica che pare non finire. Il nostro Paese non può lasciarsi rubare la fecondità." È bello e ci impegna tutti, veder crescere nella nostra parrocchia il numero delle famiglie che chiedono il battesimo per il terzo ed anche il quarto figlio, anche se i nuovi appartamenti sono stati progettati per accogliere solo due figli.
Notiamo la disponibilità di varie famiglie ad aprire il cuore ai bambini già nati e bisognosi di appoggio con l'affido e l'adozione. Grazie alla Comunità Papa Giovanni XXIII attiva nel nostro territorio. "La solidarietà verso la vita – accanto a queste strade e alla lodevole opera di tante associazioni – può aprirsi anche a forme nuove e creative di generosità, come una famiglia che adotta una famiglia. Possono nascere percorsi di prossimità nei quali una mamma che aspetta un bambino può trovare una famiglia, o un gruppo di famiglie, che si fanno carico di lei e del nascituro, evitando così il rischio dell'aborto al quale, anche suo malgrado, è orientata..." "La fantasia dell'amore può farci uscire da questo vicolo cieco inaugurando un nuovo umanesimo: «vivere fino in fondo ciò che è umano (...) migliora il cristiano e feconda la città». La costruzione di questo nuovo umanesimo è la vera sfida che ci attende e parte dal sì alla vita." Don Armando

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