Papa Francesco nel messaggio della 49ªgiornata delle comunicazioni sociali afferma che è la famiglia il primo luogo dove impariamo a comunicare.
Lasciandoci ispirare dall'icona evangelica della visita di Maria ad Elisabetta (Lc 1,39-56) Scopriamo la comunicazione come un dialogo che si intreccia con il linguaggio del corpo. La prima risposta al saluto di Maria la dà infatti il bambino sussultando gioiosamente nel grembo di Elisabetta. Anche dopo essere venuti al mondo restiamo in un certo senso in un "grembo", che è la famiglia.
Un grembo fatto di persone diverse, in relazione: la famiglia è il «luogo dove si impara a convivere nella differenza». Nella famiglia si trasmette anche quella forma fondamentale di comunicazione che è la preghiera.
Quando la mamma e il papà fanno addormentare i loro bambini appena nati, molto spesso li affidano a Dio, perché vegli su di essi; e quando sono un po' più grandi recitano insieme con loro semplici preghiere, ricordando con affetto anche altre persone, i nonni, altri parenti, i malati e i sofferenti, tutti coloro che hanno più bisogno dell'aiuto di Dio... Nella famiglia è soprattutto la capacità di abbracciarsi, sostenersi, accompagnarsi, decifrare gli sguardi e i silenzi, ridere e piangere insieme, a farci capire che cosa è veramente la comunicazione come scoperta e costruzione di prossimità... La famiglia è più di ogni altro il luogo in cui, vivendo insieme nella quotidianità, si sperimentano i limiti propri e altrui, i piccoli e grandi problemi della coesistenza, dell'andare d'accordo.
Non esiste la famiglia perfetta, ma non bisogna avere paura dell'imperfezione, della fragilità, nemmeno dei conflitti; bisogna imparare ad affrontarli in maniera costruttiva... In un mondo, poi, dove così spesso si maledice, si parla male, si semina zizzania, si inquina con le chiacchiere il nostro ambiente umano, la famiglia può essere una scuola di comunicazione come benedizione.
E questo anche là dove sembra prevalere l'inevitabilità dell'odio e della violenza, quando le famiglie sono separate tra loro; in realtà, benedire anziché maledire, visitare anziché respingere, accogliere anziché combattere è l'unico modo per spezzare la spirale del male, per testimoniare che il bene è sempre possibile, per educare i figli alla fratellanza... La famiglia più bella, protagonista e non problema, è quella che sa comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli. Ci auguriamo che la nuova proposta di Iniziazione Cristiana aiuti le famiglie dei nostri ragazzi ad essere ambiente di comunicazione come benedizione nell'incontro con Gesù Cristo e il suo vangelo in comunità.

Don Armando Cellere


"niente paura"


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