Abbiamo iniziato l’anno giubilare ricevendo nelle nostre case durante gli auguri della Chiara stella, l’elenco della opere di misericordia: sette corporali e sette spirituali.
La sesta opera spirituale ci invita a “Sopportare pazientemente le persone moleste”.
In un tempo come il nostro in cui, giustamente, si può perfino denunciare una persona per ‘molestie’ non solo sessuali ma anche per tutto ciò che mette in difficoltà e crea disagio, quest’opera di misericordia potrà apparire fuori moda e perfino inopportuna e ingiusta. Una persona che ci complichi la vita e non smette di infastidire gli altri andrebbe ripresa e persino bloccata.
La sfida difficile che ci pone il vangelo è quella di cercare di comprendere con una intelligenza del cuore capace di andare oltre ciò che si percepisce “a pelle”. Significa fare spazio a quel dolore che cerca di essere notato per farsi accogliere attraverso la manifestazione non raramente aggressiva o comunque sgradevole. L’esercizio della “sopportazione” è il primo e necessario passo per far sì che l’amore non resti una teoria, ma si radichi nel concreto della vita accettando di misurarsi con la grazia difficile della diversità, base che rende possibile durare in un atteggiamento di accoglienza e rispetto. È necessario imparare a non valutare la realtà solo dal nostro punto di vista, ma anche tenendo conto di ciò che nella vita degli altri ci sfugge e che pure ha diritto di esistere e chiede di essere riconosciuto e accolto. Solo un cuore grande ci rende capaci di quella pazienza che sa lasciarsi interpellare fino a sospendere il giudizio sull’altro, concentrandosi su ciò che soffre, piuttosto che su ciò che mi fa soffrire.
In parole semplici: dobbiamo cercare di capire perché la persona “molesta” si comporta in quel modo e perché ci incomoda. Tutti siamo chiamati alla sopportazione e anche a divenire consapevoli che molte volte, con il nostro moralismo, la nostra pignoleria, l’alta considerazione di noi stessi, il voler avere l’ultima parola, il credere di avere la certezza in tasca...ci rendono fastidiosi e molesti per i nostri compagni di cammino.
Papa Francesco ci ricorda: “Nella vita facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti, tutti....
Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola: ”Scusa”.
In genere ciascuno di noi è pronto ad accusare l’altro e giustificare se stesso...
Gesù che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedere perdono. Ricordate bene: mai finire la giornata senza fare pace!” Grazie, papa Francesco, per l’anno santo della misericordia!

Don Armando Cellere Parroco di Pozzetto e Ca’ Onorai
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