Aprendo i giornali, vedendo la televisione, e soprattutto ascoltando la gente, si ha sempre più la sensazione di una società in costante degrado, di un mondo in affanno dove tutti si lamentano che le cose non vanno, dove il potere d’acquisto è in costante svalutazione, dove aumentano ogni giorno il numero dei poveri, la violenza, la corruzione.
Fermiamoci all’Italia. Dalla spazzatura in Campania a fatti di vita familiare come omicidi, suicidi, usura, molti dei quali passano sotto silenzio, alle cui spalle si ritrovano condizioni degradate e tanta, tanta povertà. Dati statistici parlano di oltre 5 milioni le famiglie considerate povere, non in grado cioè di arrivare alla fine del mese e quindi costrette a indebitarsi sempre di più, ricorrendo ad ogni tipo di credito. Possiamo individuare due cause: il peggiorare della situazione economica generale, malgrado le dichiarazioni di ripresa economica da parte dei responsabili nazionali e internazionali, dall’altra la crescita sfrenata di una cultura consumistica veicolata dai mass media e dalla pubblicità, che ti mostra un mondo in pratica virtuale, riservato a pochi. Si assiste quindi a un fenomeno di schizofrenia sociale: sempre meno soldi, ma immutata spinta al consumo visto come segno di progresso e di benessere. Colpa dell’euro, colpa dei stipendi fissi, raddoppio dei prezzi. Si è allora scatenata una corsa affannosa ai prestiti, dovunque fosse possibile: poiché non riesco più a risparmiare, tanto vale vivere alla giornata, sfruttando le allettanti offerte di credito della pubblicità pur sapendo che difficilmente sarebbe stato possibile saldare il conto. Altri scopertisi poveri, vergognandosi di chiedere aiuto, si sono rassegnati ad una specie di morte civile, spegnendo ogni iniziativa, anche quella di protestare e di chiedere aiuto. Emerge poi il dramma della casa. Rate e affitto sono pesanti, spesso si perde la casa e tante famiglie entrano in seria crisi. Come affrontare situazioni così? Perché questa perdita di “speranza“? L’umanità ha bisogno di una grande speranza, ha bisogno di Dio senza il quale è difficile accettare di percorrere il cammino faticoso della vita e di costruire insieme agli altri un mondo più umano. « Se c’è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà », dice il Papa.
La moderazione non è solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza.
LA SOBRIETÀ. Ecco una parola da far circolare e da approfondire. Tutti aspiriamo a migliorare, a raggiungere traguardi sempre più interessanti, ma è saggezza adeguare il nostro tenore di vita alle nostre concrete possibilità economiche e alla gradualità con cui possiamo avanzare. Occorre non vergognarsi, non ritenersi dei falliti se non si può fare oggi quello che ci era permesso alcuni anni fa; occorre essere sinceri con i figli ed educare le nuove generazioni alla sobrietà, alle cose essenziali. Da una parte ci si lamenta dell’insicurezza e della violenza, ma si vorrebbe che fossero gli altri a risolvere i problemi: è difficile vincere la mentalità che mira ad avere per se il massimo dei diritti con il minimo dei doveri. Fare il primo passo per cambiare chiede sempre sacrificio personale, ci vuole gente disposta a farlo, persone e famiglie che scelgono di andare controcorrente.
Persone che professano e praticano sani principi di una buona vita umana, animati dalla visione realistica di un raggiungimento graduale di ogni traguardo. Fortunatamente vive già questa cultura. Ci sono già persone e famiglie che hanno fatto questa scelta spirituale: riscoprire la SOBRIETÀ, che vuol dire vivere a livello delle proprie risorse e la CONDIVISIONE che non ti fa pensare solo a te stesso.
Ciò è possibile solo se si è animati da una grade speranza.
Questo è un messaggio e una proposta di vita da indicare all’uomo del nostro tempo! La crisi attuale non è solo economica, è prima di tutto SPIRITUALE.
C’è bisogno di persone che nutrano una grande speranza e possiedano molto coraggio.
 
Don Gilberto

"Per un pugno di dollari"


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