«Quando si fa sera voi dite: ‘“Il tempo sarà bello, perché il cielo è rosso” e al mattino presto dite: “Oggi avremo un temporale, perché il cielo è rosso scuro”.
Dunque sapete interpretare l’aspetto del cielo e non sapete capire il il significato di ciò che accade? » (Mt. 16,2-3)

Saper vedere dentro i fatti: questa è la virtù del discernimento. Preziosa per ogni discepolo del Signore; necessaria per ogni animatore o educatore.
I ragazzi, gli adolescenti, i giovani, infatti, vivono una stagione esistenziale definita “tempo di marzo“: tempo nel quale i segni si alternano con rapidità improvvisa: dal sereno variabile al bel tempo, alla tempesta.
L’adulto che pretende il bel tempo continuo è cieco di fronte alle alternanze temperamentali e caratteriali dell’età che sale, della crescita giovanile.
Occorre, ancora una volta, riflettere sulla unicità e irripetibilità di ogni persona: non c’è mai stato un ragazzo e non ci sarà mai un ragazzo che sia questo ragazzo.
Occorre studiare le sue ascendenze familiari, paterne e materne, per capire il suo patrimonio biogenetico, il suo temperamento umorale.
Occorre esplorare il suo ambiente educativo: le negatività e le positività della prima infanzia, fino alla soglia della fanciullezza. I complessi, le paure, i traumi, le violenze subite, le gioie provate; i primi traguardi raggiunti nella scuola e nella comunità.
Occorre adottare in misura equilibrata,due metodi pedagogici fondamentali nella storia dell’educazione cristiana: la fraternità di S. Francesco d’Assisi e l’amorevolezza di S. Giovanni Bosco.
Occorre vedere nel ragazzo le “meraviglie” che il Signore gli comunica continuamente attraverso la liturgia, la catechesi, i sacramenti, la vita in comunità; e dall’altra parte, le prove e le tentazioni a cui la sua personalità in crescita è sottoposta.
« La giovinezza è qualcosa di confuso che si crede chiaro ».
Ogni persona è un mistero. Eppure il criterio, che si chiama discernimento, per distinguere il bene e il male che c’è in ogni persona, è semplice: il confronto con la Parola del Signore.
Occorre aiutare la persona giovane o meno, a “vedere“ qual è la sua dotazione naturale e spirituale, invitarlo ad accettarsi, infine a valorizzarsi.
Se ha un solo talento, confortarla; se ne ha due stimolarla; se ne ha cinque responsabilizzarla.
Sempre impegnarla al raddoppio, a rendere al massimo.
« Se una cosa si può sognare, vuol dire che si può fare ».
Convincere non significa che bisogna vincere sull’alto, ma che insieme si vince in qualcosa dell’esperienza della vita. Questo è uno stile di vita che esige tempo, passione, discrezione.
In questa prospettiva anche le malattie, le sofferenze, i dolori, i limiti propri, sono dei “talenti“ da valorizzare.
Luciano Taioli, che i più anziani ricordano, ricordava con commozione la sua esperienza in un oratorio nel quale i suoi compagni lo mettevano sempre in porta per il gioco del calcio: nonostante la sua minorazione fisica, egli voleva partecipare attivamente al gioco di squadra: maturare in sé la forza per superare l’handicap.
Discernere per ciascuno di noi significa dare fiducia, specialmente se abbiamo a che fare con adolescenti. Per far sentire che noi sentiamo e abbiamo bisogno di chi ci sta canto.
«Un accompagnatore, un educatore è colui che ha un bisogno infinito degli altri » (A. De Saint-Exupery).
Quando diciamo il Rosario, nella preghiera a Maria chiediamo il dono del discernimento per noi e per chi ne ha bisogno.

Don Gilberto
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