Avevo iniziato lo scorso mese una riflessione sulla comunicazione che vorrei continuare.
È importante che nella vita miglioriamo il nostro livello di comunicazione. Quali sono i rimedi per l’insufficiente comunicazione che può portare alle inimicizie, alla belligeranza tra i popoli, tra i gruppi ? Per l’esperienza quotidiana, indico tre rimedi utili a migliorare un poco il livello comunicativo nella Chiesa soprattutto. . .
  • Il primo rimedio è un po’ di umorismo su noi stessi e sulla realtà. Se uno pretende troppo da sé o dagli altri su questo punto, guasta il rapporto comunicativo. È importante saper ridere di sé, sulle situazioni, sulle difficoltà del comunicare, perché ci aiuta a riprendere il rapporto con pazienza. Il darsi troppa importanza, il non avere come motto “nulla senza di me“ quindi io devo sapere tutto, e ogni minima cosa che non mi è fatta conoscere è un’offesa, un insulto, è una via deleteria per la comunicazione. Bisogna accettare che ci sono molte lacune nel comunicare.
  • Il secondo rimedio è di esprimere, in maniera adatta, le carenze vere di comunicazione, di farle in maniera costruttiva. Occorrono, buon senso, intelligenza.
  • Se per esempio mi accorgo che una persona non mi ha comunicato qualcosa di importante – non di sciocco! – che mi coinvolge, che avrei dovuto sapere, posso assumere due atteggiamenti. L’accusa, per cui dico: « Lei non mi considera perché non mi ha comunicato questo, lei mi esclude ». Oppure, l’atteggiamento che mi fa dire: «Mi rallegro molto di quanto mi ha detto, capisco che non le è stato possibile comunicarlo per il tempo ristretto, però ora che lo so ne sono contento e voglio collaborare ». È un modo di riuscire a dire una cosa in maniera positiva che coinvolge anche l’altro e gli fa capire che c’è stata forse una lacuna e però ora viene riparata.
  • Il terzo rimedio è una frase importante di Paolo nella lettera ai Romani, dove parla della vendetta e del ristabilire la giustizia attraverso azioni punitive.
«Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti » (Rm. 12,17-18) C’è qui tutta la sapienza evangelica. « Se è possibile », « per quanto dipende da voi »: Paolo sa che vivere in pace con tutti non dipende da noi. E continua: « non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere; facendo questo ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male » (vv. 19-21).
È la regola fondamentale di ogni rapporto comunicativo e collaborativo; una regola altamente evangelica, capace di cambiare la vita e le comunità.
È la regola che ci mette nella situazione positiva giusta, che ci fa riprendere in mano la situazione e ci fa vivere la pienezza della vita evangelica.
Chiediamo al Signore che possiamo vivere la nostra vita, i nostri impegni sempre con una gioia di fondo, con una serenità di fondo, perché in tal modo possiamo fare molto cammino.
Cordialmente

Don Gilberto

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