Nell’Antico Testamento vi sono molti testi che parlano della gioia per la creazione di Dio. Gli uomini si rallegrano della bellezza del creato nella quale Dio li ha posti.
« Voglio cantare al signore finché ho vita, cantare al mio Dio finché esisto. La mia gioia è nel Signore ».
A colui che è capace di uno sguardo per la bellezza della creazione si offrono quotidianamente migliaia di opportunità per gioirne.
Già quando la mattina presto apriamo le finestre possiamo provare gioia per l’aria fresca che attraversa la nostra stanza. Oppure quando il sole sta sorgendo possiamo provare gioia per la mite aurora. Quando io passeggio immerso nella natura posso percepire la bellezza dei fiori e delle erbe, la pluralità delle tonalità del verde che scopro in un bosco.
Annuso il vento, che mi accarezza teneramente o mi scuote burrascosamente.
Annuso il profumo che proviene dai tigli in fiore oppure dal fieno che si trova sui prati falciati. Ogni odore mi ricorda esperienze intense che ho fatto in altri tempi con odori simili e mi risveglia emozioni che ho provato un tempo.
Il profumo del fieno risveglia sempre in me la sensazione delle vacanze e delle ferie.
Così come quando viaggio, ogni paesaggio ha una propria attrattiva, la castità di una pianura, la maestà delle montagne, la graziosa valle dove passa il fiume, il lago che si adagia tra le colline, il profumo salmastro di una spiaggia , l’aria di mare che si appoggia sul viso. In tutte queste situazioni non devo impormi a forza la gioia.
Devo solamente accorgermi di ciò che c’è. Allora in me nasce la gioia.
Molti oggi sono incapaci di una gioia simile.
Il loro sguardo si è talmente fissato sui propri problemi che di fronte al continuo lamento per la propria situazione non vedono come sia bello il mondo attorno a loro.
Non vedono ciò che c’è, non sono in relazione con la creazione, nella quale essi sono posti. . . La gioia è espressione di una relazione intensa, ha sempre a che fare con la bellezza. La bellezza delle creazione genera da se stessa la gioia in me, ma c’è bisogno anche di apertura per questo. Quando io coscientemente guardo la bellezza della creazione e me ne rallegro, questo mi fa bene, fa bene non solamente al corpo, ma anche all’anima, i mie occhi diventano luminosi e la vita fiorisce in me. Io ho allora l’impressione che la vita sia un peso.
Non penso all’impegno cui io devo prestare attenzione, ma godo dei colori degli alberi e degli arbusti, del fresco verde della primavera e del luminoso giallo e rosso dell’autunno. Allora il mio cuore si espande. . .
Quando io, andando in macchina, penso solamente a giungere puntuale ad un incontro, ad una cena, mi affatico tutto il tempo. Se, invece, osservo la bellezza del paesaggio, ho in me sempre una sensazione di vacanza, di libertà, di apertura, di gioia, di gratitudine. La vita spirituale richiede certamente anche disciplina, ma, se la spiritualità consistesse soprattutto nell’imporsi tempi fissi di preghiera e la partecipazione alla liturgia, allora sarebbe troppo imposta dall’esterno.
Alla lunga non servirebbe più alla vita.
Se io, invece, seguo la traccia della gioia, troverò certamente la spiritualità che va bene per me, che espressione delle mie più profonde aspirazioni e della mia relazione con Dio.
Spero che l’estate faccia nascere in noi, riflessioni analoghe. . .

Con cordialità Don Gilberto


"niente paura"


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