Apprestandomi a scrivere questo articolo non posso nascondere che ho avuto la tentazione di fermarmi a presentare l’ottobre missionario limitandomi ad usare una terminologia pacata, tuttavia il mese missionario, mai come in questi tempi è, e deve essere un periodo provocante.. .

. . . Nella contemplazione: dall’ascolto, mantenuto vivo dalla preghiera e dalla contemplazione della Parola di Dio, che aiutano a rileggere gli eventi della vita alla luce della fede.

. . . Nella Vocazione: Il Signore chiama ogni uomo a condividere la sua santità e la sua gloria, è l’impegno missionario di ciascun credente, riscoprire il senso profondo della vocazione cristiana.

. . . Nella Responsabilità: Ciascuno di noi non deve mai stancarsi di vivere la propria fede, dobbiamo impegnarci ogni giorno, con responsabilità, a vivere la Parola di Dio, se vogliamo esserne degni testimoni nel mondo.

. . .Nella Carità: si manifesta la presenza del Signore che desidera la Salvezza degli uomini: l’amore di Dio ha bisogno di noi per diffondersi nel mondo e comunicarsi.

. . . Nel Ringraziamento: Il nostro cuore non può che esprimere gratitudine per l’Amore che Dio ci dona; consapevolezza di un dono ricevuto e da comunicare a tutti.

Potrei fermarmi qui, ho scritto quello che in molti ci aspettiamo, in più il manifesto scelto per la Giornata Missionaria Mondiale ci rassicura: l’immagine dell’Eucarestia potrebbe indurci ad aspettare “gli altri”, quelli più preparati, dimenticando che alla luce del Battesimo è compito di ognuno “Spezzare pane per tutti i popoli” e allora caliamo nella quotidianità queste parole! Gesù in occasione del miracolo della moltiplicazione dei pani, si rivolge ai discepoli dicendo: « Voi stessi date loro da mangiare »; per questo all’inizio di questo periodo non si possono ignorare i popoli migranti alla ricerca di pane, solidarietà, pace, possibilità di vivere.

. .; sopratutto quando anche noi ne siamo la causa con consumi che impediscono una condivisione equa e fraterna dei beni materiali nel mondo.

Nel testo del documento “Missionari/ e e immigrati, NON POSSIAMO TACERE” diffuso durante l’estate dalla Confe-renza degli istituti missionari italiani (Cimi), sono continui i rimandi tra la situazione italiana e il contesto internazionale.

« Viviamo – evidenzia la Cimi – nell’epoca della più grande mobilità della storia conosciuta. Oltre ai 214 milioni di migranti internazionali, vi sono circa 740 milioni di rifugiati, in parte sfollati interni. Ciò significa che una persona su sette nel mondo è un migrante ». Questi dati aiutano a capire la portata delle conseguenze di scelte politiche solo per i forti e per i ricchi. « La ‘governance’ delle migrazioni e la lotta contro l’immigrazione irregolare – si sottolinea nel documento – sono prospettate come la soluzione principale per dare sicurezza alle società europee, inserendo il controllo dell’emigrazione nell’ottica della lotta al terrorismo . . . viene così proposta e ribadita la trilogia inaccettabile: ‘immigrazione = criminalità/ terrorismo = insicurezza’ . . . C’è chi si azzarda ad affermare che il rafforzamento delle frontiere non serve solo e in primo luogo a fermare i movimenti migratori ma a definire come irregolari i migranti che le attraversano, dando loro un’identità che li pone in una posizione di inferiorità e di mancanza di diritti: un esercito di invisibili ricattabile e sfruttabile ». Ecco dunque i riferimenti alla legislazione italiana che, scrivono i missionari, « In questo paese stiamo assistendo a un crescendo di dichiarazioni, di leggi, di normative che non fanno altro che attizzare un crescente razzismo e una forte xenofobia. Rivelatore è il caso del ‘pacchetto sicurezza’, le norme sull’immigrazione che introdussero il reato di immigrazione clandestina ». . .

Nel Sinodo per l’Africa del 2009, l’arcivescovo di Dakar, il cardinal Sarr, analizza in profondità il fenomeno degli immigrati: « Sappiamo bene, infatti, che non sono le barriere della polizia, per quanto possono essere invalicabili, ad arrestare la migrazione clandestina, bensì la riduzione effettiva della povertà.

. . L’avventura così rischiosa dei migranti clandestini è un vero e proprio grido di disperazione, che proclama di fronte al mondo la gravità delle loro frustrazioni ed il loro desiderio ardente di maggiore benessere. Percepiamo noi questo grido di disperazione e lo lasciamo penetrare nel nostro cuore tanto da cercare di capirne il senso e la portata? ».

Penso questo mese (se lo vogliamo) ci possa aiutare a dare delle risposte, magari vedendo nella croce non più un simbolo da difendere in piazza. . ., piuttosto il segno dell’Amore di Dio verso TUTTA l’umanità, anche e sopratutto verso coloro che respingiamo.

Emiliano M.

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