Orientamenti Pastorali

Il tema che quest'anno la nostra diocesi ci ha proposto di vivere è: “Affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il VANGELO di DIO ma la NOSTRA STESSA VITA”, ma il punto fondamentale di questo cammino è l'iniziazione cristiana.

Il nostro vicariato si è trovato per affrontare questa proposta diocesana il 14-15 febbraio ad Onara e lì abbiamo condiviso le nostre perplessità, ma anche come poter rinnovare la nostra catechesi, i nostri sacramenti per i ragazzi che ci chiedono di vivere questo cammino di fede.

Che cos'è l'iniziazione cristiana? « L’Iniziazione cristiana – spiega don Giorgio Bezze, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano – è quel complesso di azioni che una comunità, fatta di cristiani adulti, mette in atto per generare alla fede ragazzi, e oggi anche sempre più adulti. Letteralmente “iniziazione” esprime un’azione iniziale o un introdurre attraverso un’azione.

Gli inizi sono sempre faticosi perché si tratta di imparare a diventare abili nel fare qualcosa. È il duplice significato letterario della parola “iniziazione”: iniziare e azione, agire ».

Il nostro vescovo Antonio ci chiede di modificare l'età per ricevere i sacramenti della cresima e dell'eucaristia e naturalmente il cammino di preparazione che non vede coinvolti solo i ragazzi, ma anche i genitori stessi.

A partire dal settembre del 2013 tutta la diocesi è chiamata a vivere questo nuovo cammino! Mercoledì 15 febbraio alle ore 20.30 sono stati convocati, assieme al coordinamento vicariale, anche i membri del consiglio Pastorale di ogni parrocchia e lì, suddivisi in cinque gruppi a seconda degli ambiti e dei servizi che ciascuno ha nella propria parrocchia, abbiamo cercato di riflettere sull'iniziazione cristiana.

Vi riporto la sintesi di un gruppo di adulti: 1) Presente: chi sono oggi i soggetti dell'I.C.? A chi è rivolta? Il gruppo formato da 4 religiosi, 3 sacerdoti e una suora, e da 5 laici ha cercato di fare l'analisi della situazione attuale.

Il livello di preparazione degli adulti è molto basso e la maggioranza dei nostri cristiani si dichiara credente, ma non praticante. Spesso anche per i praticanti il cristianesimo sembra ridotto a ricevere i sacramenti. Già papa Giovanni Paolo II parlava anni fa di Iniziazione Cristiana perché ci sono giovani e adulti che hanno bisogno di riscoprire Cristo e la Parola. Qui non si vuole dare una definizione di I.C., ma è quasi una provocazione: cristiani si diventa, non siamo mai arrivati. Il rischio nel non camminare non è solo quello di stare fermi, bensì di tornare indietro. Riscoprire come adulti la nostra identità cristiana è fondamentale perché il bambino non può crescere nella fede se l'adulto non è preparato.

Per questo la conoscenza della Parola è necessaria, ma non sufficiente, perché si deve trasmettere l'esperienza di Dio.

Ma quando scattano la fame e il desiderio di Dio? Ci sono momenti nella vita in cui questo succede più facilmente: quando ci sono i bambini, quando c'è la gioia, quando c'è il dolore.

Il problema serio è che queste sono parentesi della vita. Si vorrebbe che l'iniziato continuasse, ma non è così. Di fatto anche gli iniziati hanno interruzioni continue, si fermano e dobbiamo accettare che quelli che continuano siano pochi e rimangano pochi. Tuttavia se una generazione non riesce a trasmettere la propria fede si pone il problema: quali sono i fondamenti della fede da trasmettere? Siamo credibili come cristiani? Siamo il “negozio” ma se manca l'acquirente la merce resta lì.

È giusto allora tornare ad una domanda seria: chi forma la Chiesa? Nessuno si sogna di considerare fuori dalla chiesa chi non frequenta i sacramenti, basta intenderci sulla terminologia.

Qual è il cristiano ottimo? Qual è il minimo? Se dall'ottimo tiro via il matrimonio, il lavoro, . . ., escludo la maggioranza della gente. Rimane il fatto che le chiese si svuotano e ci sarà pure un motivo. Non è il numero che deve preoccupare visto che Gesù parla di piccolo gregge, ma il fenomeno in sé sì.

Si ricordano le funzioni di una volta, era la catechesi a tutti i livelli. Dove sono i risultati di tutta questa formazione? È cambiato il contesto in cui viviamo e i messaggi essenzialmente moralistici non bastano più! Probabilmente il nostro modo di essere cristiani non è credibile. Viene ricordato il giudice Levatino: “Non basta essere credenti bisogna essere credibili”.

L'I.C. deve servire a farci vivere in modo diverso, sprizzando gioia, l'essere cristiani. Pregare e frequentare non basta. In questa nuova realtà il problema che più preoccupa è la famiglia che sta scomparendo, almeno secondo i vecchi schemi. Fra trent'anni ci saranno cristiani nuovi a cui la nostra generazione non avrà dato risposte.

Ora ci troviamo in questo vuoto di una chiesa poco missionaria. Le esperienze che purificano la chiesa ben vengano. Abbiamo bisogno di una preghiera meno legata a formule. Non siamo “precettati”, ma credenti! I cristiani sono nel mondo e anche nella chiesa attuale ci sono realtà bellissime: forse c'è meno quantità ma più qualità! La bellezza del cristianesimo è che propone delle regole che aiutano l'uomo. I corsi prematrimoniali sono nati proprio come medicina per la malattia famiglia.

2) Proposte ed iniziative È vero che gli adulti sono spesso assenti, ma le realtà del volontariato e della scuola di preghiera in seminario, che vede una folta partecipazione, mostrano la strada verso cui muoversi.

Per quanto riguarda la formazione ci sono numerose iniziative nelle varie parrocchie, basta spostarsi di pochi chilometri per trovare risposte.

Cosa dire? Buon cammino a tutti!! Sentiamoci tutti in movimento.

Stefania

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