La crisi economica globale e i suoi nefasti effetti su tutti i paesi del mondo ha fatto fallire un importante obiettivo dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro: l'eliminazione delle peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile.
Negli ultimi quattro anni il numero dei bambini impiegati in attività lavorative è calato nel mondo da 222 milioni a 215 milioni, cioè solo un misero 3%.
È difficile immaginare una condizione di lavoro decente per un bambino o una bambina.

In sostanza, le condizioni peggiori sono tutte quelle forme di lavoro che hanno un altissimo rischio di morte.
Attività minerarie, lavori che portano a contatto con sostanze chimiche pericolose, oppure attività odiose come la prostituzione, impiego in azioni di guerra o per la fabbricazione di ordigni bellici.
Alcuni dati:
• 215 milioni attualmente il numero complessivo di bambini lavoratori.
• 115 milioni il numero dei bambini coinvolti in attività pericolose.
• Il lavoro minorile è aumentato del 20% nella fascia di età tra i 15 e i 17 anni. Dieci milioni in più!
• Il 60% parte dei bambini lavoratori è nel settore agricolo e solo uno su cinque riceve una retribuzione.
Le enormi ricchezze naturali dell'Africa e anche di altri paesi del sud-est asiatico basterebbero a sanare tutti i mali di quelle regioni, se non fossero depredati da governi corrotti o da dittatori senza scrupoli al soldo delle multinazionali.
Contrariamente alle promesse del G8 dell'Aquila, i fondi per i programmi di sviluppo e per la cooperazione sono spariti.
Aiutiamo le missioni, controlliamo la provenienza delle merci che compriamo, informiamoci se i marchi che producono tali merci sfruttano manodopera minorile (ci sono molti siti in internet dove si possono raccogliere informazioni), se i diritti essenziali dei lavoratori sono rispettati.
Se compri un bene prodotto da chi sfrutta un minore sei anche tu complice.
C'è chi ruba e chi regge il sacco, ma sono entrambi sullo stesso piano di fronte della giustizia degli uomini e, soprattutto, a quella di Dio.

Paolo Grancara


"Per un pugno di dollari"


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