Ormai ci siamo, tra un anno festeggeremo il 30° della parrocchia ed è arrivato il momento di dare forma al libro che raccoglierà le vocazioni nate nella nostra parrocchia.
Ad essere sinceri ci sono ancora delle incognite dovute dalle poche notizie pervenute e mentre ringraziamo di cuore quanti hanno portato un loro contributo di informazioni, vorremmo invitare ancora una volta alla collaborazione tutti; potremmo così scoprire testimonianze di Fede quasi sconosciute (vedi sotto: don Pietro Rizzo) che sono un arricchimento per tutta la nostra parrocchia.

Don_piero_rizzo.jpg «Don Pietro Rizzo nacque a Cittadella il 20 gennaio 1900 da Sebastiano e Rosa Palladin. La sua era una famiglia tipicamente patriarcale: 10 figli (di cui nove maschi e una femmina).
L’ambiente, in cui cresce Pietro, è quello tipico di molte famiglie dell’epoca: laboriosità, sani principi morali, condotta irreprensibile di ogni componente, ma soprattutto unione familiare corroborata da una Fede semplice e pur tuttavia grande e generosa.
Consacrato sacerdote il 2 aprile 1927 fu cappellano a Ferrara, venne successivamente nominato parroco di Zocca (dal 1929 al 1933), quindi della chiesa parrocchiale di San Giuseppe di Iolanda. La parrocchia, al centro dell’area della Grande Bonificazione Ferrarese, era formata da una popolazione in larga parte costituita da braccianti. La miseria dominava incontrastata le campagne, caratterizzate da insediamenti sparsi, talora privi di adeguati servizi.
Elevatissimo era il tasso di analfabetismo, mentre assai pesante era il clima di natura anticlericale che aveva le proprie radici nelle rivendicazioni operaie socialiste dei primi anni del Novecento.
Don Rizzo nell’esplicare il proprio impegno pastorale, soprattutto in aiuto dei più deboli e dei bisognosi, mostrò sempre grande coraggio e coerenza morale, costantemente attento alle esigenze materiali e spirituali delle anime affidategli.
Il coraggio nell’agire e nell’esprimersi gli furono fatali poiché gli intolleranti nutrivano un sordo rancore nei confronti di un uomo che senza essere un agitatore di popolo, si esprimeva con il buon senso dei semplici e dei puri di cuore.
Un rancore che si trasformò in odio brutale e feroce nella notte del 28 marzo 1944, quando militi della Guardia Nazionale Repubblicana e fascisti lo fucilarono assieme ad altra gente del posto. »
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