Nell’Italia del declino economico, della disoccupazione a livelli sbalorditivi, dei consumi ridotti al minimo, una sola impresa non conosce crisi: quella del gioco. Questi sono i dati dell’Istat e degli stessi monopòli di stato: 60 miliardi il giro d’affari, in euro, previsto per il 2010 (53,4 miliardi nel 2009), 890,00 euro la spesa media annua per ogni italiano, compresi i neonati.

2600 le sale scommesse, in Italia (+ 15% l’aumento delle sale tra il 2008 e il 2009). La crescita del volume di affari è dovuta al successo che continuano ad avere le slot machine, macchinette apparentemente innocue, che vengono piazzate ovunque soprattutto nei bar e da sole hanno raccolto circa la metà di quello che fruttano i concorsi a premi come “Lotto”, “Superenalotto”, “Win for Life” , oppure gli “Skill Game” giochi di abilità che si trovano in internet, come ad esempio il poker texano che in poco meno di due anni ha avuto 4,5 miliardi di euro giocati on line.

Ma chi ci guadagna veramente in questo gioco? Benché il 60% delle vincite vada ai vincitori, ci si è accorti che gran parte di queste vincite vengono utilizzate per continuare a giocare, entrando così, in un vortice dal quale è difficile uscire.

I guadagni sono notevoli per i monopòli di stato e quindi per l’agenzia delle entrate che preleva una quota fissa su ogni giocata, stratosferici per le agenzie concessionarie, che gestiscono i concorsi e le sale, alle quali lo Stato, stranamente, applica l’aliquota iva, minima (4%, la stessa che si applica per i generi di prima necessità).

Ogni commento lo lascio a voi! Credo sia ora di finirla di pagare le tasse “giocando”! tenetevi questi soldi in tasca, usateli per comprare quello che vi serve, oppure metteteli via e prestateli a chi ne ha veramente bisogno.

Non tentate la fortuna, perché questa fortuna. . . è maledetta!


don Matteo


"Per un pugno di dollari"


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