Genere: Laburnum Specie: L. Anagyroides

Il nome comune esprime sinteticamente le caratteristiche salienti di questa pianta. È un alberello a foglia caduca che in maggio si adorna di grappoli penduli simili a quelli del glicine, ma di colore giallo. Il maggiociondolo è una pianta molto interessante, ama posizioni soleggiate e terreni calcarei, e maggiormente diffuso al nord

ove sale nelle Alpi fino a 2000 m., è molto adatto, per lo sviluppo radicale esteso, al consolidamento di scarpate e rive ghiaiose.

In un brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di Mauro Corona - Edizioni Biblioteche dell’Immagine di Santarossa, leggiamo e impariamo, che: « Il maggiociondolo, utilizzato per fare le spine delle botti e i pali della vigna, è diventato, assieme al rovere, con i secoli, un intenditore di vini; ma, a differenza degli uomini, l’alcol non riesce a distruggerlo. Il tronco del “Maggio” non è mai diritto né grosso ma si piega e vive di stenti, contento del poco di cui dispone. Ho imparato che, se volevo fare una cosa ad uso “tenero”, non la potevo costruire con il maggiociondolo, buono per le cose resistenti, come i denti dei rastrelli, che dovevano durare un’eternità e grattare sui prati quel poco fieno di montagna, ispido e ricco di essenze benefiche. Nella concretezza risiede la nobiltà del maggiociondolo. È come l’amico fedele che rimane nell’ombra ma è pronto a intervenire in caso di bisogno. Di lui ti puoi fidare. Disponibile al sacrificio, è un legno speciale anche per la stufa, e produce un fuoco gagliardo, di un bianco incandescente che riscalda l’anima prima ancora del corpo.

È generoso, e quando stai scivolando, ti sostiene e ti incoraggia. Confesso che voglio bene al maggiociondolo e mi sono affezionato, anche perché è un albero che sa invecchiare senza il patetico bisogno dei cosmetici antirughe. L’incedere del tempo cambia il colore alla pelle del maggiociondolo e la abbrutisce, ma lui non se ne rammarica.

Appena tagliato, all’interno è verde chiaro con stupende venature gialle. Quando lo levighi ostenta un verde cupo con intense fiammature dorate. Poi, dopo due o tre anni, passa al marron scuro, quasi nero, della vecchiaia. Al termine della vita, il maggiociondolo, senza urlare, ma in dignitoso silenzio, come l’ulivo, entra nel buio della terra e scompare ».

don Matteo

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