La lunga luna di miele di Papa Francesco prosegue dolce e serena a Roma, tra bagni di folla e discorsi chiari, a tratti duri e provocanti. Il Vescovo di Roma, come ama farsi chiamare, vuole una Chiesa di pastori veri e innamorati delle pecore a loro affidate. Chiede di sporcarsi le mani, di scendere in strada e uscire dal palazzo. Andare in periferia a vedere dov'è la gente, che cosa sta facendo, verificare perché molti non frequentano la Chiesa. Tutto bene! Tutto estremamente bello! Affermazioni forti che aspettavamo da tempo, soprattutto dalla bocca di un Papa! Certo però che stiamo aspettando che qualcosa cambi, nella struttura, negli apparati burocratici. Al momento è cambiato poco o nulla! I soliti cardinali sono ancora tutti lì, un po' impauriti per quello che potrebbe succedere, ma tutti ancora seduti e ben piantati sulla loro sedia. Stiamo aspettando modifiche nella prassi per la nomina dei vescovi diocesani, aspettiamo di vedere qualche faccia nuova nelle segreterie di Stato, nei vari dicasteri vaticani, qualche novità nella Banca Vaticana, almeno nel modo di gestire le cose della Chiesa. È vero, sono passate poche settimane e ci vuole tempo per capire i meccanismi e dietrologie di un apparato consolidato come quello della Chiesa Cattolica.
Dobbiamo avere pazienza, prima occorre dettare uno stile, un nuovo modo di fare, poi si cercano le persone giuste, pronte a condividere il nuovo modo di agire e solo in una fase successiva, arriveranno le riforme adatte.
Intanto godiamoci Francesco, Vescovo di Roma, lanciare rosari, giocare con lo zucchetto bianco, baciare bambini e signore di mezza età, ma prima o poi bisognerà sedersi in ufficio, decidere, governare, cambiare e tagliare.
Chi, come tanti sacerdoti, da anni chiede novità coraggiose, porta pazienza, aspettando Papa Bergoglio.

Don Matteo


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