È una frase che mi ripetevano spesso in Seminario e mi ricordo che all’inizio non ero molto d’accordo, perché sembrava che dovessimo andare in giro con il rosario in mano tutto il giorno anche alla notte. In realtà piano piano ho capito quanto vere sono queste parole.

Pregare significa entrare e stare insieme con Dio. Una comunione intima, personale, profonda, proprio come la moglie con suo marito, la mamma con il figlio.

È un capirsi con gli occhi! Un guardarsi in silenzio, uno star bene insieme.

Così come la moglie ama il marito e la sua famiglia, sempre, senza doverlo ripetere o dimostrare in ogni momento della giornata, così dovrebbe essere la preghiera.
Se siamo cristiani, se Dio ci vuole bene sempre, anche noi dovremmo averlo nel cuore e nella mente sempre, in ogni istante della giornata. Quando siamo in macchina, al lavoro dietro ad una scrivania o il banco di un negozio, quando abbiamo in mano la carriola o il timbro del comune. Capite allora che le “preghierine” alla sera vanno benissimo per i bambini, ma quando anche i bambini si stancano di dire le “preghierine” forse è arrivato il momento di cambiare e di far crescere il rapporto con Dio.
Credo che ogni fase e ogni stagione della nostra vita abbia un suo modo di pregare perché cambiamo noi e cambia anche il mondo attorno a noi. Le preghiere sono di tanti tipi diversi, ci sono preghiere di lode, di supplica, di intercessione, di disperazione, di gioia, di gloria, di richiesta, di ringraziamento, di perdono, proprio come in un rapporto di amicizia profonda con qualcuno.
La preghiera è uno stile di vita, è il colore che diamo alle nostre giornate è il bene che vogliamo a Dio, non possiamo voler bene, tre minuti, alla sera, prima di andare a letto e buona notte! È ovvio quindi, che chi non prega sempre, non prega mai!

don Matteo

"niente paura"


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