Ho provato anch’io come “don Camillo” nel film, a chiedere al Crocefisso che ho in sacrestia, cosa ne pensava di quelli che distribuivano croci in piazza.
. . l’ho visto triste e avvilito. . . ma non ha risposto nulla. Se nei prossimi giorni mi dovesse dire qualcosa in proposito, vi terrò informati! Nel frattempo è arrivato l’Avvento e il Natale, un periodo dell’anno che ci vede lentamente orientati a preparare quel presepio, dove, il 25 Dicembre, troverà posto il bambino di Dio.
Il tema di fondo che accompagna questo tempo è la gioia e l’attesa; proprio come una mamma attende per nove mesi, dentro di sé,

il bambino che deve nascere. C’è attesa, preoccupazione, trepidazione, ma soprattutto gioia, per una nuova vita che arriva, un nuovo ospite in famiglia.
Tutto bello, ma se guardiamo attentamente il presepio e leggiamo il vangelo che lo descrive, ci accorgiamo che, per Gesù Bambino, non è stato tutto così gioioso. . . «Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo » (Lc 2,7). Non c’era posto per loro nell’albergo? Ma come? Il Dio del cielo e della terra non trova un misero posto nell’albergo? E magari mandato via con qualche parolaccia e bestemmia! Avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Messo a dormire, il suo primo sonno, lì dove gli animali mangiano.
In mezzo alle pecore. In una stalla. . . ma siete mai stati in una stalla di pecore? L’odore è così forte, che non te lo togli più dai vestiti, dalla pelle, dai capelli!! Dio è nato così. Perché così ha scelto e voluto nascere! Questo è il nostro Dio e questo è il messaggio che Gesù Cristo ci lascia: povertà, semplicità, amore per tutti, vicinanza con gli ultimi, con quelli che dormono per terra, con quelli che fanno nascere i loro bambini lontano da casa, in mezzo agli animali e li depongono sulle mangiatoie di qualcuno, che gentilmente ha aperto loro almeno la stalla. Questo è il Natale dei Cristiani. Questo è il nostro Dio, e noi siamo orgogliosi di essere figli di un Dio così! Il messaggio che ci arriverà in Quaresima e Pasqua, sarà ancora più forte, perché Dio sceglie di morire sulla croce. La morte degli assassini, dei terroristi, dei nemici dell’Impero. Era la maledizione peggiore che potesse capitare.
Impalato sopra una collina, vicino alla strada principale della città, in modo che tutti, passando, ti potessero vedere e sputare addosso. . . L’infinitamente Grande ha voluto morire così! Crocefisso e mangiatoia. . . prima di metterli lì nel salotto, o attaccarli ai muri, troviamo il tempo per pensare a quello che Dio ha fatto per noi e alla lezione di libertà e sacrificio, che il Cristo, ogni anno a Natale, ci insegna.
Auguri a tutti.


don Matteo

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