Io ne ho 1.200. I più giovani mi chiamano “don”, i più vecchi, “Padre”. Mi sono stati affidati da Dio e dal mio Vescovo. Hanno un’età che va da pochi giorni a quasi 100 anni. Alcuni miei colleghi parroci ne hanno anche 2.000, 4.500, 6.000. Il parroco di Cittadella ne ha più di 10.000.

Come fanno tutti i bravi genitori, per loro sto spendendo, volentieri, tutta la mia vita.

Quando i bambini nascono faccio festa e come vuole la tradizione a Ca’ Onorai, suono le campane. Amministro il Battesimo, sono presidente e legale rappresentante della Scuola Materna, cercando ogni anno di far quadrare i bilanci economici e i programmi scolastici. Seguo il catechismo e preparo i miei ragazzi alla Confessione, alla Comunione e alla Cresima assieme alle catechiste. Celebro la Messa tutti i giorni e tutte le Domeniche con i miei figli, raccolti attorno all’altare.

Mi sforzo di fare l’animatore nei gruppi delle Superiori, un’età delicata che richiede fatica, saggezza e determinazione. Sono dirigente della squadra di calcio, perché i maschi vogliono giocare a calcio. Sono Assistente nel gruppo Scout, perché alcuni fanno gli scout. In inverno li porto sulla neve. In estate li porto ai campiscuola in montagna. Ogni tanto qualche gita fuori porta, per vedere qualcosa di bello. Qualche pellegrinaggio ai santuari mariani. Ai miei figli più vecchi che non riescono a venire in chiesa, porto la Comunione a casa. A quelli che non si fanno vedere, con la scusa della benedizione delle famiglie, suono il campanello ed entro per sentire come stanno.

Quando muoiono li accompagno, in silenzio, al cimitero.

Ma la cosa più bella del mio essere prete è spiegare loro, che Dio esiste e ci vuole bene. È fare loro coraggio indicando una strada, che va oltre i dolori, oltre le malattie, oltre la morte, oltre questo mondo. . . bellissimo è sentirsi dire grazie, solo per aver fatto il mio dovere di pastore, che cammina assieme a questo gregge, che mi è stato affidato.

Questi sono i miei figli, questa è la mia vita, loro sono la mia famiglia. Se fossi sposato, tutto questo lo potrei fare solo in minima parte. Se avessi una moglie e dei bambini, mia moglie e i miei bambini verrebbero prima di tutto e di tutti. Se avessi un figlio ne perderei 1.200. . . non potrei più essere prete. . . e se non fossi prete, non sarei più io.


don Matteo

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