Ne avevo sentito parlare e la descrizione mi aveva sempre affascinato. Un mistero tra scienza e fede. Don Matteo, si è proposto di accompagnarmi e insieme, abbiamo organizzato il piccolo pellegrinaggio. Arrivati a Torino, abbiamo trovato servizio d’ordine e organizzazione eccellenti, senza nessun intoppo. Lungo il tragitto erano esposte riproduzioni dei dipinti, che riguardavano il volto di Cristo nei secoli. Tutti erano in silenzio.

Un filmato in alta definizione della sindone, con una breve spiegazione in più lingue ci ha fatto notare i particolari più salienti.

E infine eccoci. . . di fronte a noi il telo. Distesa nella sua nuova teca si mostrava la Santa Sindone con il suo fascino e il suo mistero. La prima cosa che ho notato, è stata la delicatezza del tessuto, un tessuto prezioso molto raffinato. Le ombre, sono ben visibili e ti lasciano senza fiato. . .

riesci a vedere il volto, tumefatto per le percosse, i capelli incrostati di sangue, la schiena con i segni del flagello, i polsi con i segni dei chiodi, il costato con il foro della lancia. E ti viene da dire « come ha fatto un uomo a sopportare tutto questo? ». E come diceva Giovanni Paolo II « simbolo di tutti gli uomini che soffrono ».

La sindone è icona di sofferenza ma allo stesso tempo di speranza di luce, di futuro, di una speranza che va oltre. Il viaggio a Torino è impegnativo, ma è stato un momento di riflessione una voglia di confermare qualcosa di molto profondo, un qualcosa che dà senso alla vita.

Giuseppe Pierobon

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