Il 19 Novembre 1958 Padre Giovanni Didonè fu ordinato Sacerdote. Il 3 Dicembre 1959 partì per la missione e fu inviato nel Congo Belga, l'attuale Zaire.La situazione sociale incontrata al suo arrivo si presentò subito molto complessa.
Il Congo dopo decenni di guerra contro i colonizzatori europei nel 1960 ottenne l'indipendenza senza sapere bene il significato di questa parola. Mancavano quadri politici, amministrativi, tecnici, economici.

Il contesto in cui si trova ad operare P. Giovanni è pieno di risentimenti tribali dove esser bianco significava essere nemico e oppressore. Tuttavia nel 1962 a Fizi lo troviamo impegnato a costruire la grande chiesa della missione, aiutato e incoraggiato dal Vescovo. Il 28 Novembre 1964 un capo della guerriglia, autoproclamatosi colonnello uccide in una missione non lontana da Fizi due confratelli saveriani, percorre 29 chilometri e verso le 18.00 arriva con la jeep davanti alla grande statua della Madonna Immacolata che domina al centro del piazzale della missione.
Il colonnello scende dall'auto chiama ad alta voce Padre Giovanni che si trova in chiesa. Appena il Missionario si presenta alla porta della chiesa, un proiettile lo colpisce alla fronte e lo fa cadere senza un lamento.
Così morì Padre Giovanni Didonè alle ore 18.00 di quel 28 Novembre 1964. vittima inerme e innocente dell'odio razziale e della propaganda estremista contro i bianchi invasori e colonizzatori.
A distanza di 50 anni siamo qui a ricordarlo come testimone della fede in Cristo e nel suo vangelo.
Mons. Pesavento Arciprete di Cittadella domenica 21 Febbraio 1965 nel ricordare P. Giovanni, scrisse: " tra i miei più cari ricordi conservo una foto scattata il giorno della sua Prima Messa. Dietro di noi campeggia una frase scritta a penna dallo stesso Padre Giovanni : Quale onore per me un domani non troppo lontano quando mi saprà martire. In questi giorni di profonda commozione in cui apprendiamo la notizia della sua eroica morte, quella frase mi ritorna alla memoria in una luce completamente nuova. Per lui il martirio si affacciava all'orizzonte come una meta possibile, forse addirittura desiderata".

 

 

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