Quando uno chiede da bere, è segno che ha “sete” … ma se poi si intrattiene a conversare, parlando di tante cose, e anche di acqua, anzi offrendo un’acqua speciale proprio a colei alla quale aveva chiesto da bere, che cosa pensare ? Sta giocando con la persona, oppure vuole provocare una riflessione?




1- Allora riflettiamo su due aspetti:

A)Gesù chiede da bere alla donna e non beve,
B) Gesù manda i discepoli in città a cercare cibo, e poi non mangia.
Potrebbe sembrare un comportamento illogico. Ma Gesù è imprevedibile.
Ha un suo metodo di dialogo e di avvicinarsi alle persone che può sembrare strano.
Potremmo dire che Gesù è libero da tutti i nostri pregiudizi. Guarda nel cuore delle persone; vede quello che noi non vediamo; conosce anche ciò che è nascosto; sa raggiungere il cuore delle persone.
Anche sulla Croce, l’ultima parola detta all’uomo è: ho “sete”. Uno dei soldati di guardia sta per bagnargli le labbra arse dalla febbre con una spugna imbevuta di aceto. Ma un altro dice: aspetta, vediamo se arriva qualcuno, Elia, a dargli da bere. Ma quando il soldato Gli avvicina la spugna, Gesù rifiuta.
Allora c’è un’altra sete che brucia l’anima di Gesù: è il desiderio di raggiungere il cuore delle persone.
E’ la sete di tanti discepoli di Gesù. Quelle parole di Gesù - dette alla samaritana e dette dalla Croce - dovremmo ascoltarle tutti. Gesù ha un desiderio che è l’essenza della sua vita e della sua missione.
Sono venuto - Egli dice - a portare il fuoco (dell’amore) e che cosa desidero se non che si accenda nel cuore di tutti?


2 - Facciamo allora una riflessione. Gesù gli aveva detto alla donna: “se tu sapessi chi sono, avresti chiesto tu da bere a me e io ti avrei dato da bere un’acqua che estingue la sete per sempre, anzi che diventa sorgente!
Viene da chiedersi: perché Gesù chiede da bere e poi invece rivela che ha un’acqua migliore?
Perché rivolge quelle parole proprio a quella donna samaritana? Perché proprio a quella donna che, agli occhi della gente, non aveva un comportamento esemplare?

3 - Gesù non si era fermato al pozzo per caso. Ma si era fermato proprio in attesa di quella donna. L’attendeva per rimproverarla?
Quella donna Samaritana era certamente una donna “insoddisfatta, forse anche infelice” ma non rassegnata. Aveva il coraggio di pensare con la sua testa. Infatti si meraviglia che Gesù si rivolga a lei, violando le tradizioni.
Ma accetta il dialogo, anzi espone anche i suoi dubbi sulla questione della discordia fra “samaritani e Giudei”. Lo interroga proprio su quelle idee che venivano proposte come verità indiscutibili per i suoi concittadini: adorare Dio a Gerusalemme o sul monte Garizim ?
Gesù capisce ciò che la donna cerca. La domanda poteva essere solo un modo per eludere il problema che nascondeva. Ma Gesù, al di là delle consuetudini spiega alla donna non dove adorare Dio, ma come adorare Dio! Voi infatti adorate ciò che non conoscete. Gesù dunque coglie l’occasione di dirle dove e come onorare Dio. Aveva capito che la donna voleva capire! Percepiva infatti che nella questione c’era qualcosa che non la convinceva.

4 - La samaritana era dunque una donna cosciente che la sua vita sentimentale non era né corretta né felice. Accetta la provocazione di Gesù rispondendo con sincerità, quasi a prevenire il giudizio di Gesù: non ho marito.
Qui si chiude il dialogo di Gesù con la donna perchè con quella risposta aveva raggiunto il cuore della donna! Ella infatti lascia anche il secchio e corre in città a comunicare ai paesani la sua scoperta. E lo fa dicendo: che sia il Messia?
Ma Gesù aveva raggiunto anche un altro risultato: aveva trovato risposta alla sua sete di donare salvezza. Anzi di trovare una “missionaria”.

5 - Subito si apre un nuovo dialogo. Arrivano i discepoli con il cibo. Avevano camminato sotto il sole di mezzogiorno per portare il “pranzo”. Quando Gesù è solo gli dicono: è pronto, vieni! Gesù risponde: il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato.
Alla luce delle nostre conoscenze del Vangelo noi possiamo comprendere anche quello che per gli apostoli non sarebbe stato facile capire.
Gesù ha sete di “anime”. Gesù ha fame di “amore e di amicizia”. Egli ha un pane che sazia: chi mangia di questo pane non avrà più fame e chi beve di questo vino non avrà sete.
Questa è la promessa che ci fa Gesù. Come quella donna ha abbandonato il secchio per attingere l’acqua, perché non gli serviva più. Così quando noi avremmo compreso il senso della parola del Vangelo, non avremo più bisogno di parole umane.
Ma ci può essere qualcuno che conosce così bene il Vangelo da non aver bisogno di continuare a crescere nella conoscenza della Parola di Gesù?

Ogni parola di Gesù è Vita!

A Domanda … Rispondo

Il momento culminante della Messami sembra essere la Comunione. Si consuma ciò che è stato offerto: chi non offre non dovrebbe fare la Comunione!

Domanda:

Risposta esige molte precisazioni.
L’offerta non necessariamente deve essere fatta in cosa materiali o denaro. Può essere anche un’offerta spirituale come ad esempio: una preghiera, un gesto di carità, un proposito per dare un servizio.
L’offerta di “cose” dovrebbe corrispondere alle possibilità economiche, ma anche deve avere la sensibilità di aiutare specialment ein casi di emergenza.
3) L’elemosina può ottenere il “perdono dei peccati” ma non comporta l’assoluzione delle colpe. Non si deve confondere l’opera buona con il diritto al perdono.
L’offertorio, cioè quel momento della Messa in cui si raccolgono le offerte, è importante.
Ha una storia lunghissima, fin dalle primissime celebrazioni Eucaristiche.
E’ nato spontaneamente, come conseguenza della “comunione”. Cosa sarebbe la comunione se ciascuno si tiene per sé ciò che possiede, senza aiutare chi è nel bisogno?
Dio è “Provvidenza”. Dio ci mette a disposizione le cose necessarie alla vita umana. Ci offre il sole e la pioggia. Ci offre i frutti delle piante. Siamo tutti ospiti di questa terra: i suoi frutti sono per tutti gli ospiti della terra.
Cristo è venuto per tutti, e a tutti i Battezzati offre il suo cibo! Noi siamo invitati prima a condividere il pane della mensa, per condividere poi il pane della Mensa Eucaristica Ascoltiamo cosa dice la Prima Lettera di S. Paolo ai Corinti “Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente? Che devo dirvi?
Lodarvi? In questo non vi lodo! […] Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna”. [ 1 Cor. 20-22. 33-34]

La tradizione di raccogliere offerte in denaro è stata determinata dalle necessità di facilitare la raccolta e di provvedere meglio alle necessità dei membri della Comunità e delle Strutture e servizi della Comunità. Per far comprendere ai ragazzi, in particolare a quelli della prima comunione, nella Messa della Domenica 3 aprile, sarà celebrato il momento dell’offertorio proprio per farne comprendere il significato.
Ai ragazzi viene insegnato pure, (ma gli adulti dovrebbero saperlo già) che tre sono le condizioni per fare bene la Comunione: Mani piene, stomaco vuoto, anima pulita. L’espressione “mani piene” significa prepararsi con opere di bene! L’offerta è una delle possibili opere di bene.
Altre opere di bene possono essere, l’elemosina alla porta di casa, contribuire con servizi o aiuti alle iniziative, sostenere le attività della Chiesa: opere del Papa, del Vescovo, delle Missioni, del Gruppo Caritas parrocchiale, e tutte le altre occasioni. Fra queste le più difficili da comprendere sono le spese ordinarie e straordinarie della vita della Parrocchia.

Lettera da P. Carlo Scapin

Messaggio di Padre Carlo dai festeggiamenti del 50° ricevuto oggi stesso (25 Marzo) …
Carissimo don Giovanni, cari compaesani:
mentre siamo in cammino verso la Pasqua, arriva anche l'anniversario della mia ordinazione sacerdotale e quest'anno sono proprio 50 anni di Messa … come i tuoi.
Per me era il 19 Marzo 1961 quando sono entrato nella mia chiesa di Onara, accolto da un "tu es sacerdos" a pieno organo. C'era al mio fianco don Francesco Del Santo e tanta, tanta gente il cui volto è rimasto impresso nelle foto e nel mio cuore; per tutti il mio ricordo affettuoso.
Qui il 19 marzo eravamo nella San Biagio di Mvog-Ebanda; abbiamo festeggiato San Giuseppe e il secondo anniversario della visita del Papa in Camerun, e il 50° della mia prima messa … altro ambiente, altri volti, altra musica ma nella stessa esultanza e il tema è sempre lo stesso: come San Giuseppe fu un servitore saggio e fedele "della santa famiglia" così il prete è chiamato a essere servitore di Cristo nella chiesa con saggezza e fedeltà: virtù per le quali dobbiamo sempre chiedere perdono! E dopo la messa, l'agape fraterna, aperta tutti i partecipanti dell'Eucaristia; ci siamo messi nella chiesetta in legno e poiché splendevano le stelle, molti si sono messi sui banchi che avevamo messo in cortile per fare spazio all'interno: una serata semplice e bella. Pensoche questa celebrazione possa essere un preludio o un aperitivo a quella che si prepara a Onara per il 19 giugno!
Nell'attesa di ritrovarci a Onara, invio un caro saluto ai miei compaesani, in particolare a quelli che erano presenti nel 1961: facciamoci coraggio a vicenda e sosteniamoci con la preghiera.
A don Giovanni poi rivolgo un grazie fin d'ora per avermi associato alle celebrazioni.
A tutti auguro BUONA PASQUA: che il Signore Risorto rinnovi il nostro spirito come la primavera rinnova la natura.
Ancora auguri, vostro P.Carlo Scapin Yaoundé
Potremmo aggiungere: ti aspettiamo con affetto!

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