Gesù fa queste domande per pura curiosità o per verificare se è stata compresa bene la sua missione, se hanno riconosciuto la sua vera identità, se lo accolgono come Figlio di Dio?
Certamente Gesù ha le idee chiare sulla sua identità. Egli conosce bene il suo progetto di vita. Sa di essere il Vero, Unico, Figlio di Dio.
Ma come far comprendere ai discepoli, almeno ai più vicini, la sua identità? Come può un essere umano comprendere l’identità di un uomo che si proclama Figlio di Dio?
E dobbiamo aggiungere: non Figlio di Dio in senso simbolico, ma in senso naturale, completo, reale!
Allora ci chiediamo: che cosa voleva sapere Gesù?
Voleva che riflettessero su quanto diceva, su come agiva, su quello che proponeva. Forse voleva comprendere meglio come si ponessero di fronte alla sua personalità così diversa dalle altre, così straordinaria e tuttavia così dolce e comprensiva.
Lasciamo ora da parte tutte queste domande, e facciamoci una domanda tutta per noi: io cosa penso di Gesù?
Pietro ha detto: tu sei il Cristo, il figlio di Dio!
Io sarei capace di affermare questo?
Una affermazione molto difficile per Pietro, perché la rivelazione di Gesù era ancora incompleta. Pietro vedeva Gesù con i suoi, sentiva le sue parole con le sue orecchie. Era più facile? Certamente il fascino della persona di Gesù era unico. M ciò che Gesù affermava era tanto sublime da produrre una specie di vertigine. Era più facile e nello stesso tempo più difficile.
Noi, ora, abbiamo la testimonianza scritta dei Vangeli. La storia vissuta della Chiesa. Possiamo rileggere la Riflessione dei Padri della Chiesa. Abbiamo le dichiarazioni dei Concili Ecumenici e la storia ininterrotta dei Papi.
In una parola duemila anni di Vita della Chiesa e di Testimonianze anche eroiche di innumerevoli martiri.
Che risposta sappiamo dare alla domanda di Cristo se fosse rivolta a noi ora ? Eppure questa domanda dovremmo farcela molto spesso.
Fermiamo quindi la nostra attenzione in questo momento su come Pietro ha vissuto l’esperienza del suo contatto così diretto con Gesù.
Pietro è di una umanità veramente vicina alla nostra. Non è l’uomo perfetto e santo fin dall’inizio. E’ un uomo apparentemente molto comune. Ma l’incontro con Gesù lo cambia completamente.
La sua vita cambia completamente dal momento in cui incontra Gesù. Ne comprende un po’ la missione e la personalità e ne assume il messaggio. Diventa così il testimone più qualificato della missione di Gesù.
Quello che Gesù ci dice attraverso la persona di Pietro è motivo di speranza e di coraggio per tutti noi.
La forza della testimonianza infatti non è nella personalità umana, ma nella Fede che dà il senso alla vita.
Pietro era un pescatore, che fino all’incontro di Gesù aveva vissuto una vita normale, senza grandi sogni e senza illusioni.
Quando invece incontra Gesù, comprende che Gesù lo chiama ad una missione eccezionale. Si sente certamente onorato della Chiamata; si mette a disposizione senza complessi, ma insieme con una generosità che rasenta la presunzione.
Scopre in altre parole il valore della amicizia, della lealtà ad un impegno, del servizio come risposta alla Chiamata.
Sembra dirci che ciò che è importante non è quello che noi vogliamo, ma quello che possiamo dare agli altri.
La nostra ricchezza vera è il dare agli altri quello che ci è stato donato. E’ quello che ci è stato detto nel Vangelo di domenica scorsa: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Lo stupore di Pietro nello scoprire che Cristo ha bisogno di Lui, vuole avere bisogno di Lui, lo trasforma nel suo intimo e lo rende capace di dare la sua vita per Gesù.
A noi cosa insegna tutto questo?
Pietro fu il primo apostolo di Cristo. Fu eletto ad essere il sostegno dei suoi fratelli: perché questo è il ruolo del Papa. Infatti Gesù disse proprio a Pietro: sei stato messo alla prova e sei caduto: ma io ho pregato per te, perché una volta rialzato, potrai aiutare gli altri a non cadere.
Questo è l ruolo del Papa, della Chiesa, e fatte le debite distinzioni, il ruolo del prete: aiutare gli altri a non cadere.
Se riusciremo a comprendere questo, non ci porremmo in modo critico di fronte alle scelte, parole e azioni del Papa, ma con umiltà accoglieremmo gli indirizzi e gli insegnamenti proposti. Il Papa infatti ci indica il Cielo, non il successo economico, la gloria politica e cose simili.
Il Papa è chiamato a farci da guida per raggiungere la vita eterna.
Avere una guida a volte può essere scomodo: perché ci sollecita, ci indirizza, ci corregge, magari anche ci rimprovera. Il nostro orgoglio allora esplode nella protesta.
Dovremmo invece ringrazia Dio, non perché il Papa ci evita di pensare e di studiare: anzi dovremmo veramente studiare le sue parole. Dovremmo ringraziare Dio che ci pone accanto una guida sicura, una forza garantita. (DGV)

"niente paura"


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