La Parabola del seminatore è una delle più conosciute e delle più significative.
Parte da un’esperienza di vita che tutti conoscono e quindi ha una grande immediatezza di comprensione.
Anche i bambini ne intuiscono facilmente il significato. E’ una delle poche parabole di cui abbiamo l’interpretazione esplicita, offerta proprio da Gesù.
Questo facilita la comprensione e anzi ci garantisce sul significato del racconto.
Questo però ci ricorda che non abbiamo scuse: questo è quanto Gesù ci chiede.
Pongo allora qualche domanda: perché proprio nell’occasione di questa parabola Gesù ha offerto la spiegazione?
Dire che se ha voluto offrire la spiegazione è segno che gli stava molto a cuore che ne comprendessimo bene il significato?
Come il contadino, quando semina, cura il terreno perchè il seme possa trovare le migliori condizioni per la crescita, così Gesù vuole invitarci ad accogliere bene il seme della sua parola, perché è un seme prezioso, un seme anzi necessario per la vita spirituale quanto ci è necessario il frumento per avere il pane, della tavola e per avere il pane dell’Eucaristia.
Perché proprio questa parabola è riportata con tanti particolari?
Perché anche per gli apostoli è stato un racconto che ha lasciato in loro un’emozione particolare. Anzi forse la stessa emozione hanno rivissuto tante volte mentre la raccontavano. Bambini e adulti era tutti presi dal fascino del racconto. Tutti comunque sentivano l’affetto di Gesù mentre raccontava. Doveva avere una espressione particolare. Le sue parole suscitavano delle immagine nella mente degli ascoltatori, ma soprattutto suscitavano il desiderio di rispondere generosamente agli inviti. Anzi si sentivano incoraggiati perché Gesù suggeriva una crescita serena, graduale, progressiva, proprio come avviene per il frumento.
Su questo aspetto vorrei fermare la vostra attenzione. Gesù ci invita ad accogliere la sua Parola come un piccolo seme, che vuole crescere insieme con noi. Un seme che ha bisogno di un terreno favorevole. Cioè di un cuore aperto ad accogliere il senso delle parole.
Un cuore paziente, perché a volte le parole hanno bisogno di crescere dentro di noi.
Hanno bisogno, le Parole, di spazio nella nostra mente per non essere soffocate.
Hanno bisogno, le Parole, di riflessione, perché l’intelligenza possa comprenderne il senso nel confronto con la nostra esperienza interiore.
Hanno bisogno, le Parole, di essere risvegliate continuamente, per poter suggerire il desiderio di realizzarne il senso.
Hanno bisogno, le Parole, della luce dello Spirito Santo, come il frumento ha bisogno della luce del sole.
Hanno bisogno, le Parole, della Grazia di Dio, per poter sviluppare il metabolismo del nostro spirito, come il frumento ha bisogno della pioggia che scende dal cielo, che inumidisce il terreno e ne scioglie i sali, in modo che le radici possano assorbire il nutrimento.
Hanno bisogno, le Parole, del Consiglio, altro dono dello Spirito Santo, che guida al discernimento, per saper scegliere il bene, nonostante la confusione che ci circonda.
Allora scopriremo che il sacerdote a nome della Chiesa è come il contadino che semina, ma che il grano, cioè la Parola di Dio, germoglia, cresce e matura per l’azione dello Spirito Santo che opera in noi, quando non poniamo ostacoli, quando non calpestiamo i germogli, quando non ci lasciamo derubare del valori, quando … faremo tutto quello che fa il contadino per il frumento, o il giardiniere per i suoi fiori!
L’uomo di fronte a Dio è più che il frumento per il contadino, è più che il fiore per il giardiniere.
Cristo Gesù è venuto perché vuole che lo spirito dell’uomo, creato a immagine di Dio possa crescere fino alla Maturità per giungere alla meta.
Ma vi giungerà solo per libera scelta e sincera accoglienza della Verità di Dio e di Cristo.
La Verità però cresce nel cuore dell’uomo e nella sua intelligenza, quanto matura il desiderio della Verità e la libera ricerca della Verità: Come disse Gesù: la mia verità vi farà liberi!
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