Non vuole essere una frase ad effetto, o uno slogan pubblicitario. E’ un’espressione che potrebbe veramente illuminare il nostro volto.
La parabola degli operai accolti a tutte le ore nella campagna potrebbe dire proprio questo.
Noi siamo portati a misurare ciò che facciamo - lavoro, studio, forse anche la preghiera - dal tempo che impieghiamo, dalla fatica che investiamo, dal sudore che spargiamo sul terreno - e ci domandiamo: tutto questo quanto vale?
Cristo ci invita a considerare che il vero significato del lavoro non sta nel denaro che ricaviamo, ma in ciò che offriamo.
Quel padrone aveva capito una cosa: dagli operai che aveva accolto nella sua attività, gli era stato offerto un dono: il lavoro.
Il lavoro infatti non ha prezzo. Nell’opera del lavoratore si potrebbe intuire l’intenzione del servizio che può offrire per tutto il tempo che “gli viene messo a disposizione”!
Allora il significato allegorico di questa parabola non è la “giustizia”, ma il servizio.
S. Paolo aveva capito questo aspetto in modo molto radicale. Egli dice: potrei anche chiedere un compenso per le mie fatiche apostoliche. Soprattutto se fosse un qualcosa che faccio di mia iniziativa. Ma siccome sono stato scelto per essere il messaggero del Vangelo, io offro il Vangelo come un dono. Non è mio, mi è stato affidato: io l’offro senza chiedere nulla in cambio. Il mio dono è nell’offrire, anzi nella gratuità dell’offerta. Ringrazio Dio perché mi offre questa opportunità.
Il padrone non paga la fatica della giornata o il sudore versato. Il padrone vuole mostrare, con il compenso uguale per tutti, il gradimento del dono ricevuto. Vuole offrire la sua collaborazione a chi è pronto a reinvestire ciò che gli viene offerto.
Oggi abbiamo due occasioni per mostrare di aver compreso il senso della Parabola. Il significato della parabola è dunque un’allegoria della vita umana. Quando ci presentiamo nel campo del nostro giorno di vita, siamo certi che c’è qualcuno che ci offre la possibilità di dare il nostro contributo alla realizzazione del grande mosaico dell’umanità. Al termine della giornata sarebbe bello essere capaci di guardare al lavoro eseguito, respirando il profumo del dono offerto per la famiglia o per il bene della fabbrica e della società, e anche per la buona conservazione del giardino in cui viviamo. e che può essere reso più bello agli occhi di tutti, proprio con il nostro atto d’amore.
E’ allora che potremmo apprezzare il bello del pane che comperiamo con il salario ricevuto, il cui prezzo risponde al salario del panettiere e del contadino. Ma proprio in questo scambio di doni si supera l’egoismo espresso da quegli operai, che pur avendo ricevuto la misura pattuita, si aspettavano di ricevere di più.
Del resto Gesù l’aveva detto: se dai a chi ti ha dato, che merito avrai ? Anche i peccatori fanno lo stesso!
Allora ripetiamo: il volontariato, il complesso di servizi organizzati per il bene comune, sono il segno di una maturità sociale.Sono l’espressione laica della solidarietà cristiana.
E’ bello anche ricordare che scompare la differenza fra lo stile di vita del non credente e il Cristiano. L’insegnamento di Cristo diventa allora il progetto per vivere in una società più solidale. Anzi Cristo diventa, con la sua Grazia, il sostegno alle forze dello spirito perché sappiamo vincere gli egoismi che sono la conseguenza del primo peccato.
Questo vale ancor di più nel cercare il senso di una seconda celebrazione: 50° anniversario di matrimonio per alcune famiglie della comunità. Insieme volete godere della vittoria conseguita nella fedeltà al vostro progetto.
Certamente volete ringraziare Dio che ha ascoltato le vostre preghiera. Facciamo un esempio: provate a contare quante volte avete chiesta al Signore “non ci indurre in tentazione“?
Ogni volta che avete recitato la preghiera del Padre nostro, avete pronunciate quelle parole che -con una traduzione un po’ diversa si potrebbe dire: “non permettere, che siamo sopraffati dalla forza delle tentazioni”. Provate a fare un piccolo calcolo: 4 o 5 volte al giorno, per 365, giorno per 50 anni: quante volte? E volete che Dio non abbia ascoltato le vostre invocazioni?
C’è un preghiera che molti certamente conoscono. Dice così. Signore, mi avevi promesso che avresti sempre camminato accanto a me! Guarda le impronte sulla sabbia: ci sono solo le mie, dunque mi hai lasciato solo! Risponde il Signore: ti sbagli: osserva bene, non sono le tue ma le mie, perché ti ho preso in braccio.
Vorrei che poteste applicare questa preghiera a tutte le vostre famiglie. Sarebbe bello che ciascuno di voi potesse dire all’altro: non ti ho mai lasciato solo; anzi a volte ti ho preso in braccio.
L’allegoria della parabola è proprio questa: ciascuno offre il suo servizio e il suo salario è la gioia del coniuge: questa è reciprocità, questa è la forza dello Spirito per realizzare il progetto di vita Matrimoniale.
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