L’abito non fa il monaco … lo conosciamo tutti questo proverbio!
L’abito però può esprimere qualcosa: l’atteggiamento, gli umori, le intenzioni, le emozioni … infatti sappiamo, quando possiamo, scegliere l’abito  adatto alla circostanza dell’incontro o della cerimonia.L’uso di abiti speciali nella liturgia per il sacerdote celebrante e di abiti convenienti per i fedeli esprime l’attenzione e il rispetto e l’emozione del momento.


L’uso di abiti preziosi per la liturgia, potrebbe sembrare uno spreco. Ma tutte le religioni conservano l’uso di “abiti da cerimonia”. Quando ci si presenta davanti a  Dio anche l’abito può essere indicativo del nostro modo di esprimere il rispetto verso la grandezza di Dio. Non Vogliamo concorrere con la sua magnificenza, ma solo esprimere rispetto!
La parabola fermando l’attenzione sull’invitato senza abito di nozze, senza l’abito di cerimonia, ci dice che per essere accolti nella sala delle nozze  - cioè nella casa della vita eterna  - dobbiamo presentarci con l’atteggiamento e i sentimenti adatti al momento.
S. Paolo ci invita a rivestirci non di un abito da cerimonia, ma di Cristo stesso. Sarebbe la risposta al pensiero: Dio ci ha creato a sua immagine; Cristo ci ha portato il modo di realizzare, non solo l’immagine di Dio creatore, ma anche l’immagine di Dio Amico dell’uomo, capace di esprimere l’abito della giustizia, della lealtà, della solidarietà, della condivisione, della pace, dell’amore. Perciò S. Paolo ci dice: Rivestitevi di Cristo.  Ascoltiamo proprio le  parole con le quali si rivolge ai Colossesi: “Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.[Col. 3,12-13].
La severità del re della Parabola ci turba. Infatti il re si infuria contro i primi invitati perché hanno rifiutato e reagito con arroganza. Altrettanto siamo portati a dire per la reazione del re contro l’uomo senza abito nuziale.
Allora quale potrebbe essere il significato della parabola?  Si potrebbero fare diverse ipotesi. Egli chiedeva:
Il rispetto verso l’invito del re: non chiese nulla di più che la condivisione della sua gioia con le persone della sua comunità  
Dio non ci costringe ad accogliere il suo progetto, ma non ci concede neppure di accedere alla gioia e ai vantaggi di un progetto rifiutato. Il non partecipare alla celebrazione Eucaristica, che  non è un hobby ma un dono, un privilegio, ci priva della benevolenza di Dio. Allora la parabola significa che il rifiuto di partecipare alla Celebrazione comporta la perdita dei doni connessi: il dono della Parola e il dono del Pane. Si capiscono allora anche le parole di Cristo che dicono: chi non mangia di questo pane, non avrà la vita eterna!
Potremmo  anche aggiungere che l’invito al banchetto di nozze potrebbe alludere all’invito a partecipare a tutte le celebrazioni della Chiesa. Ma a queste celebrazioni si partecipa in modo conveniente? Può essere l’abito, può essere il silenzio e l’attenzione, potrebbe essere l’obbedienza alle regole, come la fedeltà al matrimonio, il rispetto della giustizia, l’atteggiamento caritatevole verso le persone.
In altre parole il vestito potrebbe essere un segno della veste spirituale, della coscienza, dell’anima.
Il rispetto del re potrebbe alludere alla vita eterna.
Chi garantisce che la vita eterna sia veramente nella pace, se chi entra non ha accolto l’invito alla pace, al rispetto, alla condivisione di tutto il progetto?
Perciò se la comunità Chiesa, non rimane la scuola della verità, della giustizia, del rispetto, potrà essere la palestra per ricevere l’abilitazione  a vivere nella casa di Dio?

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