“Beati quelli che hanno fame e sete della Giustizia, perché saranno saziati”!
 Spesso quando sentiamo questa frase, ci lasciamo guidare dal nostro pensiero che subito fa riferimento alla giustizia umana.
 Certamente  anche la giustizia umana è importante. Anzi, la vera giustizia, non sarebbe tale, se non approdasse a dare forma al nostro agire come persona, membri di una famiglia, di una comunità sociale, di un ambiente di lavoro,  e anche come ospiti dell’ambiente, (e per rendere esplicito il pensiero aggiungiamo) “ecologico”, e potremmo continuare nelle esemplificazioni. 
 Potremmo allora dire che: la giustizia  è la sorgente e il frutto del così detto Bene Comune.
 Ma non è neppure questo l’obiettivo di questa riflessione.Un modo di riflettere sulla giustizia, perché sia universale, cioè non escluda nulla è il riferimento alla giustizia verso Dio.  Dio è Il Giusto per deduzione del discorso filosofico.  Ma l’uomo è giusto quando riconosce la perfezione, la grandezza, la giustizia, la magnificenza di Dio.
 L’uomo dovrebbe arrivare a riconoscere che ciò che è e ciò che ha, non può non avere il punto di esistenza che non coincida con la Volontà creatrice di Dio.
 Qual è allora la giustizia di cui parla il Vangelo? Gesù proclamando le beatitudini, ricorda anche la fame di giustizia. La “fame” è un’esperienza che noi abitanti del vecchio mondo non conosciamo più. Ma sappiamo bene che la sensazione della fame è così  forte che diventa parametro di giudizio di una esigenza forte e incontestabile.
 La coscienza umana ha il concetto di giustizia e ci porterebbe ad esprimerla così: giustizia è una esperienza vitale.
 La fame è la sensazione di un bisogno primordiale che garantisce l’impulso alla ricerca del cibo di sussistenza individuale.
 La giustizia e la sensazione di un bisogno che garantisce la ricerca di sussistenza sociale. Senza un parametro di giudizio che guidi l’individuo alla ricerca dell’equilibrio sociale non c’è prospettiva di serenità neppure nei rapporti fra individui.
 Il criterio base di intesa, o minimo comun denominatore, è il bisogno riconosciuto agli altri e richiesto per se stessi: è la giustizia.
 Questa espressione è un progetto di vita individuale  e sociale che ci proietta nel dare giustizia più che nel chiedere giustizia. E’ un atteggiamento che ci proietta a guardare gli altri prima ancora che a se stessi.
 Per questo Gesù dice: ciò che fate al più piccolo l’avete fatto a me: sia in positivo che in negativo. Ciò significa che a Gesù preme solo il nostro Bene che sia però un bene, un benessere, per tutti, cioè comune.
 Isaia direbbe: Ecco il digiuno che io voglio: “sciogliere le catene inique, rimandare liberi gli oppressi!”!
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