Il messaggio di Benedetto XVI  è molto chiaro e attuale: la povertà economica è l’effetto della povertà spirituale. La causa della mancanza di beni  dunque è la mancanza dei valori della Solidarietà. Il frutto del Natale è la solidarietà di Dio con l’umanità manifestata nell’Incarnazione del Figlio di Dio. Per poter elevare l’uomo alla dignità di fratello, Cristo ha voluto assumere la natura umana nella sua interezza:

veramente Figlio di Dio e Figlio dell’uomo! In questo modo si è presentato al Padre del Cielo dicendo che siamo suoi fratelli e chiedendo per noi di essere accolti come tali. In questo modo stabilì una vera solidarietà con tutti noi.  Il principio della  solidarietà dovrebbe diventare lo stile della vita del discepolo di Cristo. Una solidarietà che possiamo comprendere solo se accogliamo con piena consapevolezza il dono di Cristo come ci viene offerto nel Natale.
In questa consapevolezza di Fede possiamo comprendere il pensiero espresso dal Papa Benedetto con questa espressione: la maggiore povertà è la mancanza di Fede!
La povertà infatti noi siamo soliti misurarla con la mancanza di mezzi di sussistenza. Ora sappiamo bene quanto spreco di beni avviene nel mondo. Ci sono comunità che vivono cercando in mezzo all’immondizia qualcosa da mangiare o da riciclare per ricavare un minimo di sussistenza.
Ora la globalizzazione del sistema economico e del commercio, che dovrebbe portare un benessere diffuso, diventa invece lo strumento principale dell’egoismo e dell’ingiustizia. Infatti tutto il sistema di mercato diventa  in certo senso anonimo: pochi sono a conoscenza del vero sistema di intermediazione e ciascuno si sente interessato solo a realizzare il massimo guadagno, senza interrogarsi  sulle conseguenze del proprio agire.
Chi può mettere mano alla correzione di un  così perverso sistema economico?
Ecco allora l’importanza della Solidarietà, che però deve essere fondata su un principio superiore e universale.
Questa solidarietà può nascere solo dalla coscienza dell’unica origine della Vita umana e della vera solidarietà fondata nell’opera di Cristo che si presenta all’uomo come il Figlio di Dio che vuole elevare tutti gli uomini alla dignità di fratelli in Cristo per essere accolti dall’unica e universale Paternità di Dio.
Ma questo è solo frutto di Fede.
Riportiamo qualche stralcio del messaggio per la giornata della Pace.


COMBATTERE LA POVERTÀ, COSTRUIRE LA PACE
La povertà maggiore è la mancanza di Fede
Questi pensieri li riprenderemo anche nell’ambito della Lectio Divina settimanale di quest’anno : Buona lettura !


Anche all'inizio di questo nuovo anno desidero far giungere a tutti il mio augurio di pace ed invitare, con questo mio Messaggio, a riflettere sul tema: Combattere la povertà, costruire la pace. Già il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1993, aveva sottolineato le ripercussioni negative che la situazione di povertà di intere popolazioni finisce per avere sulla pace. Di fatto, la povertà risulta sovente tra i fattori che favoriscono o aggravano i conflitti, anche armati. A loro volta, questi ultimi alimentano tragiche situazioni di povertà. « S'afferma... e diventa sempre più grave nel mondo – scriveva Giovanni Paolo II – un'altra seria minaccia per la pace: molte persone, anzi, intere popolazioni vivono oggi in condizioni di estrema povertà. La disparità tra ricchi e poveri s'è fatta più evidente, anche nelle nazioni economicamente più sviluppate. Si tratta di un problema che s'impone alla coscienza dell'umanità, giacché le condizioni in cui versa un gran numero di persone sono tali da offenderne la nativa dignità e da compromettere, conseguentemente, l'autentico ed armonico progresso della comunità mondiale »
….
In questo contesto, combattere la povertà implica un'attenta considerazione del complesso fenomeno della globalizzazione. Tale considerazione è importante già dal punto di vista metodologico, perché suggerisce di utilizzare il frutto delle ricerche condotte dagli economisti e sociologi su tanti aspetti della povertà. Il richiamo alla globalizzazione dovrebbe, però, rivestire anche un significato spirituale e morale, sollecitando a guardare ai poveri nella consapevole prospettiva di essere tutti partecipi di un unico progetto divino, quello della vocazione a costituire un'unica famiglia in cui tutti – individui, popoli e nazioni – regolino i loro comportamenti improntandoli ai principi di fraternità e di responsabilità.
La povertà viene spesso correlata, come a propria causa, allo sviluppo demografico. In conseguenza di ciò, sono in atto campagne di riduzione delle nascite, condotte a livello internazionale, anche con metodi non rispettosi né della dignità della donna né del diritto dei coniugi a scegliere responsabilmente il numero dei figli  e spesso, cosa anche più grave, non rispettosi neppure del diritto alla vita. Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l'eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani. A fronte di ciò resta il fatto che, nel 1981, circa il 40% della popolazione mondiale era al di sotto della linea di povertà assoluta, mentre oggi tale percentuale è sostanzialmente dimezzata, e sono uscite dalla povertà popolazioni caratterizzate, peraltro, da un notevole incremento demografico. Il dato ora rilevato pone in evidenza che le risorse per risolvere il problema della povertà ci sarebbero, anche in presenza di una crescita della popolazione. Né va dimenticato che, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, la popolazione sulla terra è cresciuta di quattro miliardi e, in larga misura, tale fenomeno riguarda Paesi che di recente si sono affacciati sulla scena internazionale come nuove potenze economiche e hanno conosciuto un rapido sviluppo proprio grazie all'elevato numero dei loro abitanti. Inoltre, tra le Nazioni maggiormente sviluppate quelle con gli indici di natalità maggiori godono di migliori potenzialità di sviluppo. In altri termini, la popolazione sta confermandosi come una ricchezza e non come un fattore di povertà.
...
Una delle strade maestre per costruire la pace è una globalizzazione finalizzata agli interessi della grande famiglia umana . Per governare la globalizzazione occorre però una forte solidarietà globale  tra Paesi ricchi e Paesi poveri, nonché all'interno dei singoli Paesi, anche se ricchi. È necessario un « codice etico comune » , le cui norme non abbiano solo un carattere convenzionale, ma siano radicate nella legge naturale inscritta dal Creatore nella coscienza di ogni essere umano (cfr Rm 2,14-15). Non avverte forse ciascuno di noi nell'intimo della coscienza l'appello a recare il proprio contributo al bene comune e alla pace sociale? La globalizzazione elimina certe barriere, ma ciò non significa che non ne possa costruire di nuove; avvicina i popoli, ma la vicinanza spaziale e temporale non crea di per sé le condizioni per una vera comunione e un'autentica pace. La marginalizzazione dei poveri del pianeta può trovare validi strumenti di riscatto nella globalizzazione solo se ogni uomo si sentirà personalmente ferito dalle ingiustizie esistenti nel mondo e dalle violazioni dei diritti umani ad esse connesse. La Chiesa, che è « segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano »,  continuerà ad offrire il suo contributo affinché siano superate le ingiustizie e le incomprensioni e si giunga a costruire un mondo più pacifico e solidale.
Benedetto XVI


"niente paura"


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