Questa espressione sembra tanto semplice. Forse perché siamo abituati a leggerla e a sentirla. Ma proviamo a riflettere su queste due parole:
Carne e Verbo.  
La parola carne identifica ciò che dell’uomo è mortale, precario, contingente; ciò che muore, che si distrugge, che scompare. 
E tuttavia questa parola identifica anche ciò che ci permette di vivere l’ esperienza di vita umana, in attesa di raggiungere la pienezza della Vita Spirituale. Il corpo è la mediazione per le relazioni nella vita quotidiana. Senza il corpo non c’è neppure vita sociale finché siamo su questa terra.
Del resto i Sacramenti della Chiesa passano attraverso la parte fisica e materiale del nostro essere.
Quindi nessuna sfiducia sulla realtà fisica del nostro corpo, ma bisogna sapersi aprire alla realtà Spirituale che, se ben compresa, diventa la parte più importante della nostra esistenza.
In conclusione dovremmo dire: Cristo assumendo la nostra realtà corporea, definita dalla Chiesa INCARNAZIONE, ha dato una dignità straordinaria all’umanità tutta.
In questa domenica viene quindi sottolineato il significato del Natale in tutta la sua estensione.
Cristo vero uomo e contemporaneamente vero Dio.
La nostra mente  si perde in questi fatti cosi stupendi.
Lo stupore potrebbe addirittura scambiarsi in timore.
Ma Dio non cerca di spaventarci e neppure di stupirci.
Desidera solo esprimere nei fatti che la creatura umana è una creatura speciale ai suoi occhi.
La sua Paternità  si manifesta in modo specialissimo, unico, ben al di sopra di quello che ha fatto per  qualsiasi altra creatura.  
Dio non ha assunto la natura degli Angeli, ma quella dell’uomo, si !

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