In occasione della giornata del malato vi offro questa riflessione sulla Malattia e la Salute. E’ un po’ impegnativa ma molto istruttiva. In questi giorni, per vari motivi abbiamo sentito tanti discorsi sulla salute? Ma poco si dice sui Valori della Vita. Leggete … Leggete ! Educarsi alla salute e alla vita è educarsi al dono. La salute non è l’ultimo bene, è penultimo rispetto alla vita buona e alla salvezza, pertanto è un bene tanto più ricco quanto più si è disposti a donarlo e, nello stesso tempo, si alimenta della relazionalità calda e della gratuità. Si parla del dono come relazione trascendentale, cioè relazione originaria che apre all’Assoluto. Ma la figura del dono vive di maschere infinite e spesso è un dono apparente, un falso dono, come il cavallo donato dai Greci ai Troiani. Può capitare che il dono sia uno scambio. Non si può identificare, come dice Marion, “il dono” con “il dato”, una cosa donata non è una cosa data. Il problema del dono è soprattutto capire se colui il quale sta dietro al dono è l’amico o il nemico. In altri termini, occorre sapere se dietro al dono c’è qualcosa che ci riguarda e ci concerne precisamente in quanto il dono è per noi, propriamente per noi, oppure se il dono è per lui, per il donatore, ossia è una forma di cattura. […] Il dono implicitamente richiama la libertà. Non ci aspettiamo doni da un animale o da una pianta, se non per metafora. Il dono ha a che fare con la gratuità e non è percepito come tale, se non è percepito come sorto improvvisamente da niente di dovuto. Il gesto del donatore non è senza ragione, perché le forme della libertà non sono senza ragione, anzi sono le forme più profondamente razionali. […] Se ce l’aspettiamo, raramente è un puro dono. Il dono, insomma, è un sorgere puro e per questo ci riempie di meraviglia e di gratitudine. Il sostegno alla vita e alla salute passa attraverso il dono, dono delle energie e delle professionalità di quanti sono disposti ad offrire cure e conforto gratuitamente, dono di quanti sono disposti a donarsi attraverso la propria corporeità, come avviene nella donazione di sangue e nei trapianti. È dono anche la sessualità che non è un possesso reciproco separato dall’apertura alla vita, ma è incontro in cui ci si dona in tutta la dinamica umanamente vitale, nell’anima e nel corpo: “Invece, nell’orizzonte culturale contemporaneo, il corpo non viene più percepito come realtà tipicamente personale, segno e luogo della relazione con gli altri, con Dio e con il mondo. Esso è ridotto a pura materialità: è semplice complesso di organi, funzioni ed energie da usare secondo criteri di mera godibilità ed efficienza. Conseguentemente, anche la sessualità è depersonalizzata e strumentalizzata: da segno, luogo e linguaggio dell’amore, ossia del dono di sé e dell’accoglienza dell’altro secondo l’intera ricchezza della persona, diventa sempre più occasione e strumento di affermazione del proprio io e di soddisfazione egoistica dei propri desideri e istinti”. Conclusioni Per la persona, vivere sanamente e naturalmente significa vivere nel rispetto della verità di sé stessa come unità psico-fisica in relazione con gli altri. La salute, il ritmo della vita, va compresa alla luce del senso della vita, che è imprescindibilmente unito al significato della morte e del dolore. La rottura di questo legame e la rimozione culturale della sofferenza apre agli esiti sinistri che Nietzsche, quasi profetizzando il nostro tempo, ha ben sintetizzato: “I deboli e i malriusciti devono perire: questo è il principio del nostro amore per gli uomini. E a tale scopo si deveanche essere loro di aiuto”. Il “nostro amore” per gli uomini non può essere legato al rifiuto della debolezza o dell’incapacità di svolgere normalmente alcune funzioni, ma al riconoscimento della nostra comune condizione e natura. Per questo è urgente e necessaria un’adeguata riflessione antropologica in base alla quale l’uomo possa essere definito attraverso i suoi bisogni, sia fisici che spirituali, prima ancora che per le sue capacità. Educare alla salute e alla vita significa ricordare che “la salute non è un bene assoluto. Non lo è soprattutto quando viene intesa come semplice benessere fisico, mitizzato fino a coartare o trascurare beni superiori, accampando ragioni di salute persino nel rifiuto della vita nascente: è quanto avviene con la cosiddetta «salute riproduttiva»”. Rettamente intesa la salute è uno dei beni più importanti verso i quali abbiamo grande responsabilità, tanto che può essere sacrificata soltanto per il raggiungimento di beni superiori, come talvolta è richiesto nel servizio verso Dio, verso la famiglia, verso il prossimo e la società intera. In sintesi, educare alla salute e alla vita significa educare al rispetto della dignità umana che si radica nella nostra reciprocità, nel caldo “nesso umano” che ci rivela la nostra costitutiva uguaglianza. La società tutta perciò, è chiamata a tutelare, promuovere e difendere la vita di ogni suo membro nell’intero arco di esistenza, dal concepimento alla morte naturale. Tale azione deve andare di pari passo con l’educazione alla salute e alla vita di tutti, in particolare dei fanciulli e dei giovani. Questo è compito specifico della comunità cristiana. (Sintesi del sussidio per la XVII Giornata mondiale del Malato )

"niente paura"


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