Messaggio quaresimale Convertitevi! Un invito che Gesù ci fa per mezzo delle parole di S. Marco: il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino. Gesù ha fatto un’esperienza nel deserto , ma S. Marco non entra nel merito: fa solo tre accenni: era tentato dal Diavolo, stava con le bestie selvatiche, ed era assistito dagli angeli. Potremmo anche dire che Gesù aveva avvicinato due mondi: quello terrestre, nella sua espressione più umile: le bestie selvatiche, le quali tuttavia lo rispettavano, e quello angelico che sapeva esattamente chi era, e quale era il suo scopo in questa terra. Gesù andando nel deserto vuole mettere in atto un certo distacco, un tempo di rottura con la sua vita precedente. Lascia il villaggio di Nazaret, sua Madre, e si ritira in preghiera. Si dedica alla riflessione e al colloquio con il Padre prima di iniziare il percorso finale del suo itinerario nella storia dell’uomo. Un itinerario che potrebbe essere detto il più bello, perché inizia il suo colloquio con l’umanità, ma anche il più difficile, perché si scontra con la libertà dell’uomo: un mistero di insufficienza e resistenza che ha del paradossale: il Figlio di Dio eterno e onnipotente, impotente di fronte alla libertà umana. Isaia aveva previsto che il leone e l’agnello si sarebbero riappacificati. E Gesù questo lo esperimenta, vivendo vicino e in armonia con gli animali quasi a realizzare ciò che aveva detto ancora Isaia: “il bue e l’asino riconoscono il suo padrone”! Ma l’uomo riconosce il suo Signore? Poi esce dal silenzio del deserto e lancia il suo annuncio: il tempo ( dell’attesa e della pazienza) è terminato, ora è tempo di scelte, di conoscenza, di conversione; ora è tempo di annuncio e di ascolto: inizia il cammino verso la Pasqua! Il brano del Vangelo termina così, senza tante parole. Si passa alla concretezza. Giovanni aveva compiuto il suo annuncio nel modo più completo: il “ più grande fra i nati da donna” , aveva scritto la verità del suo annuncio con l’inchiostro rosso del suo sangue. La quaresima dunque è tempo di impegno forte. Il messaggio di Gesù per noi significa una chiamata al bene dei fratelli. Quaresima oggi è tempo di impegno verso il bene delle persone. Gesù infatti mette tutto se stesso al servizio dei fratelli: pazienza e forza, delicatezza e fermezza, parole di conforto e di rimprovero, messaggi di misericordia ma anche di urgenza nell’accoglienza del dono di Dio. Se volessimo applicare alla nostra situazione attuale questo stile di annuncio, ci accorgeremmo che proprio l’incertezza del futuro è stata provocata dalla insaziabilità del desiderio di possesso e di potenza da parte di coloro che non hanno capito che né lo stomaco troppo pieno ( e neppure il portafoglio gonfio o il copioso conto in Banca) soddisfa i bisogni dello spirito. Cosa cercare? Sentiamo continuamente richiami a preoccuparci anche della terra o del clima, ma finché lo facciamo cadendo nell’illusione che la quantità possa sostituire la qualità, non c’è speranza di un futuro migliore. Gesù ci offre un esempio: da ricco che era si è fatto povero, ma per arricchire tutti noi. La sua ricchezza però non era nel possesso delle cose, che pure aveva in senso totale, ma nella capacità di donare. Cosa fare nel nostro piccolo? La comunità umana, e nel concreto la nostra comunità, deve sapersi appropriare dello stile di Cristo. Egli invita e dona, ma non impone a nessuno. Vogliamo che tutti i membri della nostra Comunità sentano il desiderio di collaborare? Noi che già facciamo molto, facciamo ancora di più! Alcuni giorni fa abbiamo letto nella lettera di S. Paolo ai Romani, una espressione, che vi ripropongo: “Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. ... Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male. [Rm. 12,17-20] Naturalmente S. Paolo non ci invita a godere del castigo che si attirano coloro che rifiutano di collaborare per il bene di tutti. Ma dovremmo essere lieti di poter agire con la generosità che copre anche l’egoismo. Questo lo dico perché vorremmo poter coinvolgere tutte le famiglie della Comunità, nella collaborazione per concludere gli impegni assunti nella costruzione delle strutture. L’entusiasmo iniziale di molti forse si era cullato nella speranza che di fronte alla generosità di un terzo dei membri di questa parrocchia, anche gli altri due terzi si sarebbero lasciati coinvolgere. Ora, un po’ delusi, potremmo essere tentati di dire: perché dobbiamo pagare per loro, triplicando così il nostro sforzo? S. Paolo direbbe che la vostra generosità suona come un rimprovero bruciante: ma non ci consola, né ci turba la loro indifferenza. Anzi ci dovrebbe consolare la certezza che la nostra perseveranza anche faticosa o misconosciuta dagli uomini, diventa invece un tesoro in cielo. Con questi sentimenti potremmo certamente bussare anche fisicamente alle porte delle nostre famiglie, sollecitandoli ad aprirsi alla comunità. Non chiediamo molto, ma offriamo a tutti di partecipare al dono che la comunità ha voluto fare ai nostri giovani perché sentissero l’ansia di dare loro sussidi per una crescita nella serenità e nella fiducia. Ringrazio tutti coloro che leggendo queste parole vorranno offrire collaborazione, prima di tutto con il consenso cordiale alle iniziative e proposte, ma anche con l’apporto della preghiera per chiedere l’aiuto di Dio a conferma della nostre attenzioni per il bene spirituale dei giovani, e se possibile facendoci anche strumento prezioso della Provvidenza divina. Il regno è vicino: entriamo … !
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