La frase forse è più comprensibile, per la nostra mentalità, se sostituiamo la parola “mondo” con la parola “persona umana”. La parola mondo potrebbe far pensare a tutta la realtà creata. S. Paolo stesso dice: “Sapppiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto“ (Rm.,22); Il contesto però ci porta a interpretare la parola mondo con la parola “persona umana”. Infatti il contesto di questa fra è il dialogo tra Nicodemo e Gesù. Gesù infatti cerca di far comprendere a Nicodemo che tutto il significato del “creato”,
sta nel rapporto con la persona umana. Tutto il testo Biblico parte da un racconto in cui Dio “crea” l’esistente. Tutto ciò che precede la creazione dell’uomo è come la costruzione di una casa in cui entrerà l’”uomo” che stava per creare. Nel momento della creazione dell’uomo è iniziato il “dialogo” tra Dio e la Creazione, attraverso l’intermediario che è l’uomo. Infatti solo l’uomo ha la capacità di dialogare veramente con Dio. Il primo dialogo è stato aperto con la consegna: “crescete, moltiplicatevi, possedete la terra governatela; vi do ogni frutto delle piante come cibo”. Tuttavia l’uomo avrebbe dovuto riconoscere che la sussistenza di questo abitatore-dominatore della terra, non sarebbe stata solo “opera” o “iniziativa” della creatura ma Opera e Iniziativa di Dio. Nel linguaggio del testo dovremmo trovare il senso simbolico dell’espressione. Dio vuole dire: ti affido tutto! Avrai, un solo limite: tu sei in grado di comprendere che l’uso di quanto metto nelle tue mani potrebbe diventare pericoloso per te! Hai il dovere di riconoscere che sono IO, Il CREATORE, che sono io che ti dono ogni cosa. Infatti come segno che tutto parte da me, ricordati che c’è un unico alberello che rimane di mia esclusiva proprietà e che tu rispetterai come segno di riconoscimento che tutto è dono. Tu non hai bisogno per la tua felicità e realizzazione delle risorse di quell’albero, perché quello per te sarebbe veleno di morte, non risorsa di potenza straordinaria. Il frutto di quell’albero, invece, sarebbe stato ottenuto (dovremmo dire gustato) con l’obbedienza alla PAROLA del Creatore. Con la venuta di Cristo, quella Parola è ritornata; anzi è ritornata con lo stesso significato. Ti chiedo di credere alla parola che diceva ” i frutti di quell’albero sono pericolosi” ma di credere alla mia Parola. Perché Gesù insiste in questo credere alla sua Parola? Perché credere che Gesù è veramente il Figlio di Dio è un grande sforzo della mente umana. L’intelligenza non riesce a trovare risposte esaurienti alle domande che l’uomo si pone. Tuttavia l’uomo intuisce che ciò che esiste non po’ essere frutto dell’opera umana. Gesù allora offre una testimonianza: io vi parlo a nome di Dio, io voglio dialogare con voi!. Potremmo dire che Gesù vuole ristabilire quel rapporto che nella Bibbia è espresso con queste parole: [Adamo ed Eva] ... udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura [Gen. 3,8-10]. Gesù. Dunque riprende il dialogo entrando nella storia umana come ogni “figlio dell’uomo”. Ha imparato bene il linguaggio umano e ora dialoga con l’uomo usando un linguaggio pienamente comprensibile. Gesù dunque prende a prestito il linguaggio e le tradizioni umane per farci comprendere il pensiero di Dio. Quale esempio usa? C’è forse un uomo capace di offrire la propria vita per salvare quella di un altro uomo? La storia è ricca di esempi di personaggi che si sono sacrificati per il bene di un’altra persona. La letteratura è ricchissima di esempi sia delle tradizioni antiche che di tradizioni moderne. Cristo dice: Dio Padre ha accettato l‘offerta che io stesso gli ho fatto: mi offro per la “salvezza” dell’uomo! Gesù stesso dice: Dio non ha mandato il figlio per condannare, ma per salvare … ! L’uomo ha dunque l’invito a mettersi in umile ascolto di Dio per comprendere che quanto l’intelligenza umana non sa comprendere, la testimonianza di Cristo, storicamente inconfutabile, ci può condurre ad accogliere questo “mistero” di un Dio che ama l’uomo fino al paradosso più sconcertante: tollera che una sua creatura che “possa inchiodare il Figlio di Dio su una croce”.

"niente paura"


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