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Tutti conosciamo una preghiera rivolta alla Madre ci Cristo in cui ci sono queste parole: “A Te ricorriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime”.
Pur senza atteggiamenti di pessimismo, tutti facciamo esperienza di momenti difficili. Gesù è consapevole di queste nostre difficoltà, che non sono solo le esperienze del dolore fisico. Anzi forse sono specialmente le esperienze del male spirituale: ingiustizie, violenze, situazioni di paura o di ribellione …!
Tutti momenti della vita che ci fanno sentire il bisogno di una speranza più viva, di un appoggio più forte e personale, di un CONSOLATORE che sia veramente efficace per coprire le nostre ferite e per sanare le nostre sofferenze.articolo.jpg
Ma tutto questo non avverrà con quelle speranze miracolose che fanno scomparire i segni del nostro vivere precario. Forse è ancora più prezioso quell’aiuto che ci viene come luce che illumina il mistero del dolore di Cristo al punto di farci comprendere che l’amore di Dio è cosa ben più preziosa di un miracolo.
Diventare capaci di accogliere anche la sofferenza nella luce di Cristo può aiutarci a comprendere che Cristo non ci promette di eliminare il dolore, ma ci coinvolge nel mistero della redenzione, accompagnando il suo cammino soprattutto nel martirio della Croce.
Il dono più grande quindi non è la salute del corpo, come spesso diciamo, ma la comprensione del mistero di Cristo, che vive il dolore insieme con noi e che ci associa al mistero di salvezza di tutti gli uomini.
L’immagine che vedete nella prima pagina, è molto eloquente. Qualcuno l’avrà riconosciuta. Si può ammirare nel Battistero del duomo di Firenze. E’ un’immagine enorme: nove metri di altezza!
L’autore di questo mosaico realizzato tra il 1260 e il 1270, vuole imprimere nella mente del Battezzato che Cristo è veramente la speranza dell’uomo. Egli è il Risorto, ma conserva le stimmate della Croce. E’ attraverso il sacrificio che si riconquista la vita. Egli infatti ha aperto le tombe e ha portato con sé in cielo i morti che attendevano da Lui la vita.
Il vangelo di oggi ci dice che Cristo ci dona il Consolatore. Noi infatti abbiamo bisogno di questo Spirito Nuovo e Forte, perché le difficoltà della vita sono tante e dobbiamo avere la speranza di poter vincere il male e la morte, per continuare nella fedeltà a Cristo. Ma non c’è fedeltà e continuità senza l’accoglienza del sacrificio, che non è simbolo di morte, ma di impegno nonostante le difficoltà, di coerenza anche se gli altri vanno contro corrente e magari deridono la nostra speranza.
Gesù allora ci manda lo Spirito del Conforto e della Forza. Ma come ce lo manda? Attraverso la Chiesa.
Lo Spirito Santo è lo Spirito di Verità. Nel nostro modo di pensare associamo il concetto di Verità alla Parola. La parola infatti è vera quando esprime la realtà, la piena coerenza nel discorso e con la realtà di cui parla. Cristo è definito il Verbo, la Parola di Dio. Dunque la Verità ci arriva attraverso la Parola di Gesù. E la Parola di Gesù ci arriva attraverso la Chiesa.
Se noi osservassimo veramente con attenzione l’opera della Chiesa, ci accorgeremo come tutto ruota attorno alla Parola di Gesù: tutto comincia e tutto trova senso nella Parola di Gesù.
Riflettendo sulla vita della nostra Comunità, potremmo comprendere che tutte le attività, iniziative, proposte partono dalla Parola e ritornano alla Parola.
Tutto parte dall’annuncio, dalla predicazione, dalla catechesi per dare senso alla nostra esperienza di vita. S. Pietro nel brano della lettera che ci viene presentata oggi ci dice: pronti a rispondere sempre a chiunque vi domandi ragione della vostra speranza.
Queste parole significano che dovremmo aver compreso la Parola di Gesù con l’intelligenza e che testimoniamo con la coerenza di vita che crediamo alle parole che pronunciamo. Non si può proclamarsi discepoli di Cristo, vivere in situazioni contrarie alla Parola di Cristo. Parlare di Giustizia e defraudare il prossimo; dichiarare che bisogno difendere la famiglia e tradire gli impegni assunti; chiedere i sacramenti per i figli, e rinnegare i sacramenti da adulti come avviene quando si rifiuta il sacramento del Matrimonio e, peggio ancora quando si ricorre al divorzio.
Scendendo ancor di più al pratico. Quale significato diamo alla Settimana del Centro Parrocchiale? Certamente c’è l’obiettivo è quello di creare occasione di incontro e di amicizia.
Ma lo scopo vero è quello di far comprendere a tutti che La comunità Parrocchiale ha lo scopo di far conoscere la speranza portata da Cristo, e che la società di oggi ha bisogno soprattutto di persone che diffondono la Parola di Cristo, la che praticano la giustizia, che vivono la solidarietà, che credono allo Spirito Santo, che cercano e ricevono nei Sacramenti la forza per realizzare la verità.
Forse siamo assai preoccupati per le notizie allarmanti che ci giungono dai telegiornali. Quando delitti, quante violenze sui deboli. Ma anche quante ingiustizie sociali: pensiamo alle speculazioni finanziarie che danneggiano soprattutto i poveri che non hanno neppure più la possibilità di comperarsi il pugno di riso per sopravvivere.
Abbiamo veramente bisogno dello Spirito mandato da Cristo, che riporti la fiducia e faccia rinascere la speranza.
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