Fedeli carissimi, siamo entrati da pochi giorni nel tempo liturgico speciale della Quaresima.
E’ un importante appuntamento annuale per la nostra vita cristiana.
Forse siamo affaticati e stressati per le preoccupazioni della vita quotidiana, forse siamo indecisi e perplessi di fronte a certe decisioni da prendere, forse siamo appiattiti in certi comportamenti che sono diventati un’abitudine, forse siamo invischiati, senza cercare sinceramente di liberarcene, in ciò che chiamiamo

Carissimi fedeli, la “bella notizia” del Natale tornerà a risuonare ancora una volta in tutte le chiese e negli auguri che ci scambieremo fra pochi giorni.
Tra tutti gli annunci fatti agli uomini e che la storia ricordi, due sono degni di essere detti “lieti annunci” per eccellenza. Il primo, quando all’alba dell’umanità fu promesso il Riparatore, dopo il peccato dei nostri progenitori. Il secondo, quando “nella pienezza dei tempi” questo Riparatore venne tra gli uomini e ne fu annunciata la sua nascita.

Domenica 9 ottobre abbiamo celebrato il 32° anniversario della rinascita della nostra Parrocchia, ricordando come questo fatto abbia contribuito a dar vita a una Comunità viva e operosa che però, un po’ alla volta, ha perso l’entusiasmo che l’aveva caratterizzata nel primo decennio.
Inoltre, come per tradizione, abbiamo festeggiato gli ultrasettantenni della Comunità, riconoscenti per il bene che ci hanno fatto e per il dono della fede che ci hanno trasmesso in famiglia; un esempio per i genitori di oggi.
E infine ci siamo stretti attorno a don Roberto Calderaro nel ringraziare il Signore per i 25 anni di Sacerdozio, vissuti nel ministero in diverse parrocchie della diocesi: in città, in montagna e in pianura. Gli doni ora il Signore tanta gioia nel mettersi a servizio del nostro Vicariato, al quale il Vescovo lo ha assegnato.
Speriamo che queste ricorrenze contribuiscano a rafforzare in tutti i fedeli il senso di appartenenza alla Comunità cristiana chiamata famiglia parrocchiale.
Carissimi fedeli, il mese di novembre ci chiama a fare una seria riflessione sul “passaggio” che da questa vita ci porta a Dio: la morte.
Il cristiano, come ogni altro uomo, non ama la morte, anzi ne prova una comprensibile repulsione. Inoltre, al di là dell’orrore naturale, egli non può amarla perché essa è “lo stipendio del peccato”, come dice la Scrittura. Ancora: il nostro Dio non è un Dio dei morti, ma dei viventi! La morte è l’ultimo nemico che Cristo è venuto a vincere quaggiù; ma l’ha vinta attraversandola e restandone preda per breve tempo. Pure noi entreremo nel ventre della morte che ci partorirà poi a nuova vita.

Carissimi fedeli, ogni qualvolta entro nella nostra pieve di San Donato, rimango sempre soggiogato dalla sua bellezza austera ed essenziale.
Ma mi parla anche di maternità e di fecondità.
Quanta gente lungo i secoli qui si è sentita bene accolta come nella casa della propria madre! E così, ricorrendo in questi mesi il 25° anniversario della mia Ordinazione presbiterale, voglio offrire a me stesso e a quanti mi sono cari la dolce immagine della Madonna con il bambino posta sull’altarino di destra della nostra chiesa.
Questo affresco presenta Gesù che, sorretto da Maria, offre un fiore e un frutto, bellezza e fecondità appunto.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.