F edeli carissimi, quelle dei Santi e dei Defunti sono delle Celebrazioni che raccolgono in colloquio chi vive sulla terra con chi vive in cielo. Sono celebrazioni particolari, diverse da tutte le altre, con un misto di soprannaturale e di umano, di ricordi sempre pronti a catturarci. Queste ricorrenze parlano al cuore di tutti, credenti e non credenti, perché tutti hanno avuto qualcuno che li ha amati e che non c’è più. I nostri morti l

i sentiamo vicini a noi, perché erano uomini e donne come noi, hanno camminato per le nostre vie, tra le nostre case, hanno conosciuto i nostri stessi problemi.


Sono come feste di famiglia quelle dei Santi e dei Defunti.

Molti, in questi giorni, tornano al loro paese per far visita al cimitero.

Nessun luogo ci è così estraneo e così familiare quanto il cimitero: luogo di lacrime e di ricordi, dove si entra per pregare, ricordare, riflettere. Luogo dove si sosta, si medita e si ricorda coloro che ci hanno amato, noi che non conosciamo più il silenzio e il raccoglimento. Ogni volta che si entra in cimitero si avverte una doppia sensazione: da un lato la nostalgia, il richiamo a ripercorrere i fatti vissuti nel passato con le persone ora defunte che ricordiamo, dall’altro il bisogno di sentire che esse sono ancora vive e che sono ancora legate a noi.

Noi viviamo sospesi tra il passato e il futuro. Niente è così presente a noi quanto il nostro passato, che a volte ricordiamo con piacere o che a volte tentiamo di rimuovere dalla memoria. Ma siamo anche il nostro futuro: chi non ha senso del futuro, non ha progetti, è già morto dentro. Si è vivi fin quando si ha qualcosa o qualcuno da attendere o che ci attende. Il cristiano è vivo più di tutti perché vive nell’attesa di Cristo, dell’incontro con Lui che lo porterà alla vita nuova, in Dio e per l’eternità.

Questa è una verità che si fonda sulle parole di Gesù: « Io sono la risurrezione e la vita, chi vive credendo in me vivrà in eterno ». È una rivelazione e una promessa; sono parole che danno un senso a tutta la nostra vita terrena e sulle quali si fonda la nostra fede. Questa fede apre su di noi e davanti a noi un cielo di serena speranza: « Noi sappiamo che passeremo dalla morte alla vita » (Giovanni), perché « il nostro non è un Dio dei morti, ma dei viventi » (Luca). Questa certezza trasfigura la nostra vita presente e la proietta nell’eternità: « Abiteremo presso il Signore e saremo con lui per sempre » (san Paolo).

Questa speranza cristiana, che si fa certezza nella fede, sostenga il nostro cammino sulla terra, in attesa di raggiungere nella vita eterna Cristo e tutti i nostri fratelli defunti ma vivi in Dio.


don Luciano 


"Per un pugno di dollari"


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