Fedeli carissimi, propongo alla vostra riflessione, riassumendolo, un articolo di giornale che ho letto durante l’estate: fa riflettere noi adulti sulla nostra responsabilità di educatori.

La cultura contemporanea, purtroppo, sembra non aver più nulla da dire ai giovani e agli adulti, perché pare non credere a nessun valore: la libertà è identificata col capriccio individuale; la felicità con il successo e il piacere, il potere e il denaro; la ragione –

come capacità di conoscere la verità delle cose e dei valori morali – è sfiduciata. Il senso del limite e delle regole sembra un insulto alla dignità personale: l’individuo è il centro di se stesso. La vita viene presentata come il mito dell’eterna giovinezza; sembra dover essere fatta solo di soddisfazioni, dove tutto è facile e dovuto, dove la fatica e il sacrificio sono banditi, dove l’essenziale è apparire, essere visti e ammirati. È la vita concepita come una “passerella”, e pur di salirvi e restarvi si è disposti a tutto. È l’affermazione del nulla: nulla di senso, nulla di valore, nulla di rapporti veri, stabili e costruttivi.

Ma la vita non è così, e se non siamo educati alla vita reale – non a quella virtuale – saranno delusioni gravi e pericolose per i singoli e per la società intera. A tale cultura corrisponde infatti, presto o tardi, il disincanto, la nausea, la noia, quella profonda delusione che non deriva da un fattore contingente, bensì dalla vita nel suo complesso.

In questa atmosfera diffusa, che porta a dubitare del valore stesso della persona umana, del significato della verità e del bene, della bontà della vita, la tentazione per molti è di ritirarsi e di rinunciare a ogni avventura educativa. Ma non dobbiamo dimenticare che la cultura non è una identità astratta; in qualche misura dipende da noi, singoli e gruppi. Possiamo dire che la cultura siamo noi: se gli stili di vita, gli orientamenti sociali, le leggi hanno un notevole influsso sulla formazione dei giovani sia in bene che in male, è anche vero che se ogni persona di buona volontà pone in essere comportamenti virtuosi, e questi si allargano grazie a reti positive che si sostengono e si propongono, l’ambiente in generale può migliorare. Tra ambiente e persona vi è sempre una circolarità; bisogna che la persona si espanda ponendosi in rete con gli altri.

da “Avvenire”


"niente paura"


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