Fedeli carissimi, il prossimo 11 ottobre avrà inizio l'Anno della Fede indetto dal Papa nel 50° anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II, allo scopo di illustrare a tutti i fedeli la forza e la bellezza della fede. Sarà un tempo opportuno per una particolare riflessione e riscoperta della fede.
È necessario che riprendiamo esatta coscienza della nostra fede per ravvivarla,

per purificarla, per confermarla e testimoniarla coerentemente. Tutto questo porterà a un rinnovamento della nostra vita cristiana, perché la fede in Cristo che diciamo di avere, per mantenersi viva ha bisogno di essere professata con la parola, celebrata nella liturgia e tradotta nella vita. E non si può mai pensare che credere sia un fatto privato, ma la fede è contemporaneamente un atto personale e insieme ecclesiale.
La fede ha sempre un risvolto sociale e non è mai un atto esclusivamente individuale, ma anche comunitario.
Gesù ha detto: « risplenderà la vostra luce (fede) davanti agli uomini » e « Voi siete come una città costruita sulla cima di un monte perché sia ben visibile a tutti ».
Non c'è una fede privata; ognuno crede insieme a tutti i cristiani sparsi sulla terra.
Ogni credente è come un anello nella grande catena dei credenti. La fede ci introduce nella Chiesa, comunità voluta da Gesù: ognuno crede insieme a tutti i fedeli che costituiscono la Chiesa.
La prima comunità che si richiama alla Chiesa è la parrocchia: in essa si annuncia il Vangelo, lo si trasmette di generazione in generazione, si va incontro alle persone testimoniando che anche oggi è possibile vivere l'esistenza umana conformemente al Vangelo. Ma la prima comunità in cui si è introdotti alla fede è la famiglia, chiamata dal Concilio "piccola chiesa domestica".
Il terreno in cui può germogliare il seme della fede è la famiglia in cui si vivono tutti i momenti della vita: la nascita di un bimbo, la crescita dell'adolescente, l'amore del giovane, la fedeltà del coniuge, l'esperienza del dolore, il passaggio alla vita eterna. La fede in Cristo ha una parola di luce in ogni stagione e situazione della vita umana.
Ci chiediamo: i genitori delle nostre famiglie nate dal sacramento del Matrimonio, possiedono questa parola di fede e la sanno trasmettere ai figli? Trovano il tempo da dedicare anche a questo compito non secondario a loro affidato dalla vita? Per far questo non vuol dire estraniarsi dagli impegni quotidiani o disinteressarsi delle realtà terrene; significa piuttosto immettere in ogni nostra attività un respiro soprannaturale che ci faccia assaporare quella serenità profonda che nasce dal sentire il Signore sempre accanto a noi nel cammino della vita.
Auguro che questo "Anno della Fede" faccia sperimentare a tutti la gioia di credere in Cristo.

don Luciano

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