Carissimi fedeli di S. Donato, il rammarico di non poter essere con voi il prossimo 5 ottobre (a S. Margherita d'Adige c'è la Cresima) mi dà l'opportunità di ripercorrere con memore gratitudine questo primo trentennio di vita della nostra parrocchia di S. Donato.
Sono riaffiorati (e non senza emozione) tanti ricordi consegnati finora al silenzio e alla custodia del mio animo, riconoscendoli come tanti tasselli del mosaico della mia vita: incontri, feste, momenti di preghiera, eventi ed iniziative varie, progetti e attività, successi e delusioni, sogni e desideri, prove e amarezze...il trovarsi insieme per la Sagra annuale o per dare l'addio cristiano ai nostri morti.

Tanti di loro erano veramente orgogliosi da far parte della vita e della storia della nostra antica Pieve, mettendosi con generosità al servizio di tutti noi.
Quando nell'autunno del 1984 il vescovo Filippo ha ricostituito la parrocchia di S. Donato, l'immagine biblica di riferimento poteva essere quella profetica del "germoglio nuovo che irrompe dall'antico tronco di Jesse": una nuova Comunità cristiana chiamata a rinnovare e a far fruttificare l'antico ceppo di vita e di fede cittadellese. Ci sembrava allora di essere come dei pionieri nel dare nuovo inizio ad un'esperienza comunitaria fortemente desiderata e vagheggiata da più decenni.
Tra i tanti eventi di questo periodo vorrei segnalarne due che hanno effettivamente e affettivamente contraddistinto il nostro cammino di parrocchia: la mia Ordinazione sacerdotale (1991) e la malattia di don Luciano (1994): hanno favorito e stimolato al meglio il senso e il dono del sacerdozio e il valore della nostra appartenenza ecclesiale.
Il trentennio di S. Donato avviene in un momento particolarmente significativo della vita della Chiesa: il travolgente pontificato di papa Francesco. Egli ci ha ricordato che la Chiesa deve essere una comunità di persone che hanno vissuto e vivono lo stupore dell'incontro con Gesù Cristo. Il Papa e i Vescovi continuamente ci spronano ad una vita cristiana coerente e feconda, mettendoci in guardia dalle minacce alla nostra identità cristiana e all'efficacia del nostro apostolato.
Cari parrocchiani di S. Donato, le iniziative di questi giorni di festa non siano celebrazioni nostalgiche del passato, ma sprone e incoraggiamento ad andare avanti nel nome del Signore. L'amore materno di Dio per l'umanità susciti nuovi servitori del Vangelo anche tra i ragazzi e giovani di S. Donato nella vocazione sacerdotale, diaconale, religiosa e missionaria.
Il mio più affettuoso saluto a tutti voi.

Grazie.

don Roberto Calderaro

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.