La Costituzione italiana definisce la "famiglia" una "società naturale fondata sul matrimonio".
La Costituzione volle così ancorare il legislatore al "diritto naturale", cioè alla ragione sottostante alla realtà delle cose.
I diritti fondamentali non sono dati dallo Stato, ma sono ad Esso precedenti, sono insiti nella dignità della persona umana, sicchè sono uguali sempre, dappertutto e per tutti.
Ciascuno di noi è portatore di tali diritti e davanti ad essi il legislatore deve arrestarsi.
Lo stesso vale per la Famiglia, definita la "società naturale". Chiamandola "società naturale" infatti, la Costituzione vuole dire che la famiglia nella sua struttura profonda non è creata dallo Stato, ma che è ad Esso preesistente; è sottratta alla sua volontà manipolatrice; non è soggetta allo "spirito dei tempi". Possono mutare nel tempo aspetti contingenti, ma i caratteri fondamentali e distintivi che differenziano la famiglia da qualsiasi altra formazione sociale, non possono essere modificati, pena che si finisca per chiamare "famiglia" qualcosa che in realtà famiglia non è.
La famiglia è sempre stata intesa, in qualsiasi civiltà e cultura, come la formazione sociale fondata su persone di sesso diverso. Nella storia, anche se le relazioni tra persone dello stesso sesso sono state ammesse e talora legittimate, mai sono state confuse con il matrimonio. Dunque se la natura conforma la struttura di una realtà (famiglia), la storia la conferma da sempre.

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