Carissimi fedeli, il mese di novembre ci chiama a fare una seria riflessione sul “passaggio” che da questa vita ci porta a Dio: la morte.
Il cristiano, come ogni altro uomo, non ama la morte, anzi ne prova una comprensibile repulsione. Inoltre, al di là dell’orrore naturale, egli non può amarla perché essa è “lo stipendio del peccato”, come dice la Scrittura. Ancora: il nostro Dio non è un Dio dei morti, ma dei viventi! La morte è l’ultimo nemico che Cristo è venuto a vincere quaggiù; ma l’ha vinta attraversandola e restandone preda per breve tempo. Pure noi entreremo nel ventre della morte che ci partorirà poi a nuova vita.
Anche noi saremo affidati alla terra, come l’agricoltore affida alla terra la semente, fiducioso nella germinazione futura.
Sulle tombe dei nostri morti noi poniamo dei fiori, segno di vita. Però i fiori non basterebbero a consolarci se non credessimo che la risurrezione è una realtà vissuta da Cristo e attestata dalla nostra fede: alla fine sappiamo che vincerà la vita.
La vita è il più grande dono che Dio ci ha fatto, e non ce lo toglierà più. Nell’arco della vita c’è il nascere e il morire; ma la morte è come un ponte che ci farà passare nella vita risorta e senza fine.
Senza questa fede saremmo dei disperati, come quelli che non credono.
Noi invece abbiamo piena fiducia nel Signore che ci ha parlato e ci ha promesso quella vita che non conoscerà più la morte. Viviamo nell’attesa di raggiungere il Signore nel suo Regno di vita eterna.
Noi continuiamo a camminare ancora per le vie del mondo, ma non sappiamo per quanto tempo, né lo vogliamo sapere. Comportiamoci allora con l’impegno di chi ha davanti a sé molta vita e con il distacco di chi ha davanti a sé la morte.
Ci conservi il Signore in un atteggiamento di vigilante attesa e, quando ci chiamerà, sapremo rispondere con serena fiducia e ci incammineremo verso quel mondo dove “non ci sarà più né morte, né lutto, né dolore, né pianto”, ma solo la sua pietosa misericordia, la primavera eterna del suo amore e “gioia e pace senza fine”.

don Luciano

"Per un pugno di dollari"


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