Fedeli carissimi, il mese di novembre, iniziato da pochi giorni, viene definito nella tradizione popolare il mese dei morti. Un mese un po’ triste che preannuncia l’inverno, la stagione nella quale la natura sembra morire. Può essere una provocazione per pensare anche al termine della nostra vita terrena.
La morte è parte integrante della vita umana, anzi ne costituisce uno dei momenti più significativi; ad esso dobbiamo guardare con la fede in Cristo, che ci permette di vedere la vita oltre la morte. Ciò che ci deve portare a guardare con serenità alla fine della nostra vita terrena è la certezza di un destino buono che ci attende.

Papa Francesco ne ha parlato in questo modo: “Le pagine finali della Bibbia ci mostrano l’orizzonte ultimo del cammino del credente: la Gerusalemme celeste. Essa è immaginata anzitutto come una immensa tenda dove Dio accoglierà tutti gli uomini per abitare definitivamente con loro. E questa è la nostra speranza. E cosa farà Dio quando finalmente saremo con lui? Userà una tenerezza infinita nei nostri confronti, come un padre che accoglie i suoi figli che hanno a lungo faticato e sofferto.
Giovanni nell’Apocalisse profetizza: “ecco la tenda di Dio con gli uomini: Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte, né lutto, né pianto, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. Il sentire comune del nostro tempo – continua papa Francesco – è credere che la vita trattenga tutte le sue felicità nella giovinezza e che il vivere sia un lento decadimento. Ma noi crediamo invece che nell’orizzonte dell’uomo c’è un sole che illumina per sempre. Crediamo che i nostri giorni più belli devono ancora venire. Il futuro non ci appartiene, ma sappiamo che Gesù Cristo è la più grande grazia della vita: è l’abbraccio di Dio che ci attende alla fine, ma che già ora ci accompagna e ci consola nel cammino. Lui ci conduce alla grande tenda di Dio con gli uomini, con tanti nostri fratelli e sorelle, e porteremo a Dio il ricordo dei giorni vissuti quaggiù. Dobbiamo avere questa certezza ad accompagnarci nel cammino della vita – conclude papa Francesco - quella di non andare verso la fine, ma, dopo tanta fatica, verso il vero inizio. In quella grande tenda dove siamo attesi, scipriremo che nessuna lacrima è andata perduta”.
Che queste parole del Papa ci aiutino ad impiegare bene il tempo che il Signore ci dona, in attesa di incontrarci un giorno con Lui, fonte di gioia e di eterna pace.


don Luciano

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