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 Lasciamo nuovamente la parola al superiore provinciale dei Saveriani del Brasile, padre Carlo Coruzzi: "Alle 19 circa dell'11 settembre arriviamo nei pressi di Moreira Salles. Un corteo enorme di macchine e camion ci attende da quasi quattro ore. Ormai e' notte e comincia a piovere ma lagente non si scoraggia. La popolazione e' tutta riversata sulla strada: chiedono insistentemente di poter vedere il padre o almeno di concedergli l'ultimo viaggio per le strade della cittadina. La fede e la bontà di quella gente ci commuove.

Arriviamo a Moreira Salles verso le 20. La piazza della chiesa e' gremitissima di gente di ogni età e condizione. Sono venuti da tutte le parti per poter rivedere il loro Vicario. Al nostro arrivo un forte acquazzone ci dà il benvenuto, ma nessuno si scompone. Tutti chiedono che venga aperta la cassa perché vogliono vedere ancora una volta padre Alberto. Diciamo che la polizia ha voluto che fosse chiuso ermeticamente a causa del trasporto ma non c'e' modo di convincerli. Loro sono abituati a vederlo, a contemplarlo, a toccarlo il morto e non a immaginarlo".

Il giorno dopo, 12 settembre 1976, il funerale. "Alle 9 santa messa concelebrata, presieduta dal vicario generale di Campo Mourao, in rappresentanza del vescovo, assente dalla diocesi. Sono presenti una ventina di concelebranti. La chiesa e' gremitissima di gente, moltissimi seguono da fuori attraverso l'altoparlante. Verso le 10,30 il corteo si avvia al cimitero. La commozione e' generale. Arrivati al camposanto, impartita l'ultima benedizione, la gente chiede di poter passare in fila a despedirse (accomiatarsi) dal Vicario. E' una scena di pietà indescrivibile. Bambini, giovani, adulti, vecchi, tutti commentano allo stesso modo: un padre così non lo troveremo più, era veramente un pai (papà) per tutti, il bene che ha fatto a ognuno di noi e alla parrocchia e' incalcolabile, eravamo tutti divisi e padre Alberto con il jeitao (stile) suo caratteristico ci ha uniti, ha fatto di tutti noi una famiglia. Credo che in quelle parole, pronunciate a singhiozzo tra una lacrima e l'altra, ci sia molto di vero.

Forse la sua missione era stata compiuta. Forse il Signore, vedendo tutto questo, ha permesso di sigillare l'opera con il martirio, affinché nessuno avesse a dubitare dell'onestà del suo zelo".


Luigi, Sandra e Alberto, insieme

Così padre Alberto Pierobon, a 48 anni, di cui 15 spesi per i poveri del Brasile, ha seguito il fratello Luigi e la sorella Sandra nella morte tragica, violenta, assurda. Nel martirio. A Cittadella, provincia di Padova, Veneto profondo, restano la vecchia mamma ottantasettenne e cinque fratelli a piangere, per la terza volta, e a chiedersi perché. Padre Alberto e Sandra sono sepolti nel lontanissimo Brasile, la loro madre non potrà mai inginocchiarsi sulle loro tombe. Ma restano vivi, perché i martiri non muoiono mai. C'e' sempre qualcuno che porta un fiore sulla loro sepoltura. C'e' sempre una preghiera, c'e' sempre chi ne segue l'esempio. I tre Pierobon sono proprio così. Vivi. Perche' hanno messo in conto la morte, per fedeltà alla loro fede. E non si sono mai tirati indietro. Sono andati fino in fondo.


C’è qualcuno che partecipa agli utili!

Il 27 settembre 1976 il provinciale del Brasile padre Coruzzi può inviare una relazione ufficiale al padre generale Giovanni Gazza. "Eccomi finalmente con qualche notizia più precisa e dettagliata sulla tragica scomparsa del nostro carissimo e indimenticabile confratello padre Alberto Pierobon. Ho atteso fino ad ora con la speranza di poter allegare, oltre ai ritagli di giornale che riportano più o meno esattamente e responsabilmente la notizia e le ipotesi della morte, anche il laudo (reperto) della polizia scientifica di Curitiba alla quale era stato demandato il caso. Ma finora non e' stato possibile ottenerlo. Hanno garantito che sarà pronto per la fine del mese. Posso tuttavia anticiparle, per aver visto di prima mano il documento che sarà emesso assieme alle fotografie scattate sul luogo dove e' stato trovato il corpo in stato di avanzata decomposizione, che si tratta, senza alcun dubbio, di un crimine perpetrato a sangue freddo. "Le cause, per il momento, tanto per noi quanto per la polizia, rimangono ignote. Dalle indagini fatte,sembra prendere sempre più consistenza l'ipotesi di una vendetta operata o commissionata da un gruppo di zingari che da più di un mese lavoravano nella parrocchia di Moreira Salles, dove padre Alberto, coadiuvato ultimamente da padre Romeo Brotto, svolgeva da circa due anni il suo apostolato con la mansione di Vigario. Questa congettura e', per ora, la più accettabile perché ha in suo favore la prova di una lettera che la polizia ha trovato nel portafoglio di padre Alberto, assieme ai documenti personali, ai soldi (1.498 cruzeiros) e altre annotazioni personali di nessun valore. La lettera tratta del problema degli zingari: porta la data del 23 giugno 1976, ha la firma e l'indirizzo di una persona di Cascavel, città distante da Moreira Salles circa 120 chilometri. Questa persona chiede insistentemente l'intervento di padre Alberto al fine di finirla con quei lestofanti di zingari che, a suo giudizio, stavano mettendo a soqquadro tutte le famiglie della parrocchia; approfittando della buona fede del popolo, rubavano oggetti, soldi e persino automobili. Questa persona era già rimasta vittima di questa banda ma le autorità non si scomodavano. Nella lettera infine si chiedeva a padre Alberto il suo diretto e personale interessamento, in caso contrario nessuno avrebbe fatto niente, essendo comprovato che il delegato della polizia locale, a cui spetterebbe risolvere questo problema, era un compartecipante agli utili. Varie accuse contenute nella lettera sono state realmente anche da noi comprovate. Si sa anche, per certo, che padre Alberto, dopo aver ricevuto la lettera, ha trattato della questione con varie persone di fiducia e avrebbe fatto sapere, senza mezzi termini, che qualora il delegato della polizia locale non avesse preso immediatamente le dovute misure contro gli zingari, lui avrebbe portato la questione a Curitiba, ma i suoi passi potevano compromettere seriamente la posizione del delegato. Che cosa il delegato abbia deciso di fare non si sa.

Sta di fatto che, un giorno o due al massimo prima che i padri lasciassero Moreira Salles per recarsi a Curitiba, gli zingari sono scomparsi dalla parrocchia. Dopo qualche settimana, cioe' durante il periodo che padre Alberto era scomparso, anche il delegato della polizia locale venne trasferito. Coincidenze? Trama di sequestro? Vendetta? E' difficile definirlo, soprattutto perché molti hanno paura di testimoniare, hanno timore di altre rappresaglie. Cio' di cui siamo certi e' che padre Alberto fu vittima di una banda di assassini, di gente senza principi e senza scrupoli.


C’è qualcuno che partecipa agli utili!

"In questi giorni e' stata affacciata anche l'ipotesi di un despacho (sacrificio) di macumbeiros (aderenti a una setta di magia nera), perché il luogo in cui e' stato trovato il corpo mutilato di padre Alberto e' tristemente famoso per questo genere di cose. Ma questa tesi, sempre ammissibile, non ha molti indizi probanti. Tutti cercano una ragione per spiegarsi, almeno in parte, i moventi che hanno spinto a tanta efferatezza, ma non si intravvede. Tra il suo popolo padre Alberto non aveva nemici. E, realmente, l'abbiamo potuto constatare: tutti lo hanno pianto come la persona più cara della famiglia. Le testimonianze che abbiamo potuto raccogliere durante il funerale e nei giorni seguenti fra tutti gli strati della popolazione sono cose preziose, degne di un santo che e' passato fra la gente facendo solo del bene. Sì, carissimo padre generale, il nostro padre Alberto era un po' teimoso come dicono qui, ossia pertinace, ma il suo popolo lo aveva capito, lo accettava così e gli voleva tanto bene. Il suo amore per i piccoli, i deboli, gli anziani, gli ammalati; quella sua fede gigante che doveva sempre tradursi in opere, in gesti concreti; quel suo zelo irrefrenabile per il Regno di Dio e il bene delle anime; quei suoi appelli alla generosità intesi a suscitare appoggio, interesse, corresponsabilità, amore per i seminari, gli hanno valso la benevolenza di tutti.

Lui e' morto come e' morto Cristo; il discepolo desiderava essere come il Maestro e così e' stato. Lui e' morto a causa della sua fede, per amore alla giustizia, per difendere la sua gente dai falsi profeti. Di questo, ripetiamo, ne siamo certi.

Lo hanno trucidato ma non lo hanno fatto morire. Il suo esempio, i suoi gesti di bontà le sue esortazioni al bene sono rimasti scolpiti nel cuore e nella mente della sua gente.

Noi ne siamo testimoni. La terra che in breve lo ha consumato, ha voluto per gratitudine cristiana offrirgli un luogo di descanso (riposo) e noi non abbiamo avuto il coraggio di negarglielo. Se abbiamo agito bene non so. Cio' di cui ho certezza e' che padre Alberto amava profondamente quella comunità e la stimava al pari della sua famiglia e della sua congregazione, perché nei momenti più difficili lo aveva saputo capire e aiutare. Che il Signore gli conceda la pace dei giusti e la corona dei martiri. Sono in molti qui a credere che il suo sacrificio gliel'ha meritata. E' questo, carissimo padre, ciò che innanzitutto sentivo il bisogno di comunicarle. La nostra famiglia saveriana può annoverare un altro martire". Fra tante teorie, la sua gente, i poveri che p. Alberto difendeva, sosteneva, e sostiene a tutt'oggi, una tesi: ha difeso noi poveri contro i potenti e i potenti questo non lo hanno potuto accettare. Ecco tutto.


"Per un pugno di dollari"


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