Nel mese di settembre riprende l’attività educativa e formativa della Scuola e della Parrocchia. Perché queste “agenzie educative” raggiungano il loro scopo è necessario che anche la Famiglia si affianchi a loro e completi l’opera che esse svolgono. Propongo ai genitori una breve riflessione che sia di sostegno al loro compito educativo. I giovani di oggi spesso hanno difficoltà a dare significato alla loro vita. Lo si riscontra tanto nella vita quotidiana

(scarsa voglia di studiare, insofferenza per le regole, assenza di entusiasmo. . . ), quanto negli episodi violenti di cui sono protagonisti. Qual è la causa di tutto questo? In questi ultimi anni è venuta meno da parte degli adulti la capacità di rispondere alle domande dei giovani. Spesso hanno rinunciato a svolgere il ruolo dell’educatore che trasmette valori che le generazioni precedenti hanno lasciato, e che fa crescere le nuove generazioni nella responsabilità. Un tempo c’era un’educazione autoritaria, oggi, valorizzando troppo la libertà dei giovani, si è finiti nel versante opposto: liberi, ma senza una regola da rispettare, senza una strada da percorrere. Ci sono degli adulti nostalgici dell’età giovanile, che cercano di togliere ai loro figli ogni problema e difficoltà. Oggi i genitori sembrano preoccupati di non far mancare nulla ai loro figli, di farli crescere nella bambagia, di piacere ai figli. E così si perde il senso del proprio ruolo e del proprio compito educativo. Occorre recuperare il significato di essere genitore, educatore. È importante offrire una direzione al cammino dei propri figli, lasciandoli poi liberi di scegliere. Oggi invece li si lascia solo liberi, senza fornire indicazioni. E poi è importante, da parte degli adulti, testimoniare con la propria vita e il proprio comportamento i valori che si intende trasmettere ai figli. L’educatore dev’essere innanzitutto credibile, allora i giovani lo seguiranno.


Raffaella Iafrate

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