Fedeli carissimi, siamo in pieno tempo di Quaresima: periodo liturgico di particolare importanza perché ci prepara a rivivere adeguatamente la morte e risurrezione di Cristo.

Possiamo definire la Quaresima come “il tempo della chiamata”: Dio ci chiama, bussa alla porta del nostro cuore. C’è il pericolo per noi di non sentirlo, perché non siamo attenti o perché non vogliamo essere disturbati, e così non rispondiamo alla sua chiamata.


Egli ci invita ad ascoltare la sua Parola, a confrontarci seriamente con essa, ad amarlo sopra ogni cosa, a liberarci dal male che ingombra il nostro cuore: ci invita a vivere il nostro “essere cristiani” con coerenza, con precise scelte che incidano nella nostra vita quotidiana.

Ma come si fa a sentire Dio se si è così impegnati da non trovare neanche più il tempo per la preghiera? Come si può ascoltare il Signore se non si esce dal proprio egoismo, dalle proprie voglie a cui diamo soddisfazione, dalla pigrizia, dall’indifferenza, dalla menzogna, dal rancore? Dobbiamo far morire in noi tutto ciò che non è degno del nome cristiano che portiamo, tirarci fuori dai compromessi in cui spesso viviamo, togliere la contraddizione tra la fede che professiamo e la vita che conduciamo.

È tempo di decidersi ad accogliere la Parola del Signore che ridesta e porta luce nella nostra vita. Dio ci chiama ad una vita ricca di freschezza e di energia, a una vita che fiorisca come un albero a primavera.

Talvolta la nostra vita è simile a una terra infeconda nella quale non germoglia più nulla: né generosità, né solidarietà, né vera amicizia, né gioia profonda. Se lasciamo che la parola di Dio penetri nel nostro cuore, la nostra vita riprenderà a fiorire e produrrà frutti di giustizia, di bontà, di verità.

Facciamo nostro l’invito di San Paolo ai cristiani di Corinto: « fratelli, non lasciamo perdere la grazia di Dio che ci viene offerta ». Se avremo vissuto con serietà ed impegno la Quaresima, nella Pasqua esploderà il nostro grazie a Dio per il cambiamento spirituale che questo “tempo speciale” avrà prodotto in noi.

don Luciano

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