La proposta di trascorrere mezza giornata fra l'incomparabile scenario delle Dolomiti che mi veniva offerta con un pellegrinaggio parrocchiale, mi sembrava alquanto allettante e ancor più mi lusingava la meta: Canale d'Agordo (Belluno), paese natale di Papa Albino Luciani, di cui ricorre quest'anno il centenario della nascita (1912 - 17 ottobre - 2012).

Questo andare nei luoghi della sua infanzia mi avrebbe dato la possibilità di conoscere un po' di più la figura di questo Papa, che per molti anni è passata in sordina, vista la brevità del suo pontificato: 33 giorni (26 agosto - 28 settembre 1978). Invece è stato un importante "anello di congiunzione" fra Paolo VI che lo ha preceduto e Giovanni Paolo II che gli è succeduto.
Papa Luciani, da sacerdote, vescovo, patriarca e papa, con il suo modo di dialogare, con il suo agire e con i suoi scritti, ha tenuto alta l'immagine di una Chiesa semplice, povera, umile e nello stesso tempo viva, attenta, accogliente. Egli non ha mai dimenticato l'impegno che si era assunto con suo papà, spesso all'estero per il lavoro: « se un giorno diventerò prete, non dimenticherò mai i poveri ». Papa Luciani, con dolcezza ma con fermezza, ha testimoniato con la sua vita che il Papa, svolgendo la sua missione, non dovrebbe mai dimenticare di essere il successore di Pietro, un pescatore non un imperatore.
Canale d'Agordo ci ha accolti con il sole domenica 9 settembre.
È un paesino con un ponte di legno, una piazzetta con la fontana nel mezzo, la chiesa arcipretale e la canonica che, finché non sarà ultimato il Museo e Centro studi su Giovanni Paolo I, ospita anche la mostra fotografica e i ricordi personali del Papa.
Poche case e negozi; ma c'è tanta pace e quiete. C'è quella calma e quella tranquillità che solo qui, fra i suoi monti don Albino riusciva sempre a ritrovare, se pur per poche ore, nei momenti più difficili del suo ministero di vescovo a Vittorio Veneto e di patriarca a Venezia.
Davanti a quelle elevate e tanto amate montagne, don Albino avrà certamente pregato come il Salmista: « Alzo gli occhi verso i monti; da dove mi verrà l'aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra ».
E anche se il corso della sua straordinaria vita lo ha portato a servire il Signore e i fratelli in Cattedrali e Basiliche, la sua chiesetta di montagna rimaneva sempre la sua "preferita", perché in essa aveva vissuto gli incontri importanti e decisivi con il Signore. Qui, oltre che in famiglia, era stato iniziato alla vita cristiana.
A Canale don Albino non lo vedi, non lo tocchi, non lo senti, ma respiri la sua presenza. È molto amato anche dai giovani, come ci ha fatto ben capire Chiara, la nostra guida ventottenne che non era ancora nata quando lui è morto, ma che si sta sempre più appassionando a questo "uomo di Dio".
Ritornando a casa ci siamo fermati per condividere tutti insieme, serenamente la cena in gioiosa fraternità. Poi, strada facendo, pensavo a come la storia della salvezza si ripeta: Canale d'Agordo come Betlemme.
Piccoli e poveri paesi, sconosciuti agli uomini, ma da lì Dio ha potuto trarre servi fedeli: Albino e Davide; ambedue conducevano gli animali al pascolo per sopravvivere. Dio guarda solo al cuore delle persone e quanto più esse sono piccole, tanto più con loro compie cose grandi.
Un vivo ringraziamento a chi ha organizzato questo pellegrinaggio.

Gianna Rosso


"Per un pugno di dollari"


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